La Legge di bilancio 2026, efficace dal 1° gennaio, ai commi 427-436 rilancia l’incentivo per gli investimenti “4.0”, prevedendo una nuova versione della maggiorazione del costo fiscalmente riconosciuto ai fini IRES e IRPEF per l’acquisto di beni strumentali nuovi destinati alla digitalizzazione e all’innovazione dei processi aziendali. La misura è stata però profondamente rivista rispetto alle impostazioni iniziali. L’incremento del costo rileva unicamente per determinare le quote di ammortamento e i canoni di leasing deducibili, senza effetti diretti sul valore civilistico dei beni. L’agevolazione copre gli investimenti effettuati nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028 e si articola secondo scaglioni: maggiorazione del 180% fino a 2,5 milioni di euro; 100% per la parte di investimenti tra 2,5 e 10 milioni; 50% per la quota eccedente i 10 milioni e fino a 20 milioni. Rientrano nel perimetro dell’incentivo i beni materiali e immateriali nuovi elencati negli Allegati IV e V della stessa legge, purché collegati ai sistemi aziendali di produzione o alla supply chain. Un elemento di novità rispetto al passato è l’abbandono del rinvio agli Allegati A e B della legge 232/2016: gli elenchi dei beni agevolabili sono ora inclusi direttamente nella manovra e aggiornati al suo interno.
L’agevolazione include anche beni nuovi destinati alla produzione di energia rinnovabile per autoconsumo (anche a distanza), compresi i sistemi di accumulo; per il fotovoltaico sono ammessi solo specifici moduli previsti dalla norma. È stato eliminato il requisito che imponeva la produzione dei beni in UE/SEE e la loro destinazione a impianti in Italia, dopo alcune criticità emerse. Per accedere al beneficio, le imprese devono inviare comunicazioni e certificazioni tramite la piattaforma del GSE, secondo modalità che saranno definite da un decreto MIMIT-MEF. Se il bene viene ceduto o trasferito all’estero, l’agevolazione continua solo se viene sostituito nello stesso anno con uno analogo o tecnologicamente superiore. Si attende infine il decreto attuativo aggiornato, che recepirà la rimozione del vincolo sull’origine europea dei beni.
Avv. Anna Maria Calvano








