Dichiarazione dei redditi 2023. Parte 1.

Si avvicina la campagna fiscale del 2023 dove si andranno a dichiarare i redditi prodotti nel 2022. Che si compili il modello 730 o il modello Reddito persone fisiche, è importante conoscere quali sono le spese che si possono portare in detrazione e in deduzione. In questa prima parte della nostra analisi andremo ad elencare una parte delle spese detraibili e deducibili al 19%. Si definiscono detraibili in quanto vanno a diminuire il valore dell’imposta, deducibili in quanto vanno a diminuire il valore del reddito lordo. E’ importante ricordare come, tranne le spese per i medicinali e quelle per le visite in strutture pubbliche o accreditate, tutte le altre debbano essere tracciate, ossia pagate con carta di credito, bonifico, assegno etc etc…

Di seguito vi forniamo un elenco riassuntivo delle principali spese detraibili al 19%

Spese scolastiche e universitarie
Detrazione del 19%  con un limite di 800 euro a studente

Spese per intermediazione immobiliare
Detrazione del 19%  sulle spese sostenute per agenzie immobiliari su un importo massimo di 1.000 euro.

Interessi passivi mutui prima casa
Si ha diritto ad una detrazione del 19% sugli interessi passivi per una spesa massima di 4.000 euro.

Mutui per la costruzione unità immobiliare da adibire a prima casa
Detrazione del 19% sugli interessi passivi per mutui contratti al fine di costruire l’abitazione principale

Spese sanitarie
Detrazione del 19%  delle spese sanitarie . In questo caso abbiamo una franchigia di 129,11 euro.

Spese funebri
Detrazione del 19%  delle spese anche per persone che non sono parenti. Il massimo detraibile è 1.550 euro

Spese veterinarie
Detrazione del 19%  per le spese sostenute per i nostri animali. Il massimo detraibile è 550 euro. Anche in questo caso abbiamo una franchigia di 129,11 euro.

Spese sostenute per servizi interpretariato ai sordomuti
Detrazione del 19%  senza alcun limite

Direttore Responsabile Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Siccità in Italia. In difficoltà il mercato del miele.

Le piogge scarseggiano soprattutto al nord Italia. Si stimano circa 430 giorni di siccità nel settentrione e la maggior parte dei fiumi presenta un livello preoccupante. Chiaramente a risentirne è anzitutto l’agricoltura con un danno che si aggira intorno ai  6 milioni di euro. In particolare, nell’ambito della produzione del miele, c’è stato un calo della produzione superiore al 20 %. Consideriamo che l’Italia è la quarta nazione europea per produzione di miele con circa 22.000 tonnellate. Il 2022 si prospetta, secondo Coldiretti, come l’anno più caldo registrato fino ad ora con una diminuzione delle precipitazioni di circa il 30%.

C’è da dire però, che oltre al clima, gli apicoltori hanno subito l’aumento vertiginoso dei prodotti a seguito della guerra in atto in Ucraina e delle tensioni tra paesi. Vetro, gasolio e stampe infatti hanno subito un aumento esponenziale del prezzo. In Italia vengono prodotte circa 50 specialità di miele che la portano ad essere il paese con la più grande varietà di mieli mono florali. Tra i nomi più importanti possiamo menzionare il miele di acacia, il miele millefiori, il miele di castagno, il miele di melata, di Tiglio di eucalipto e di agrumi. A differenza di altri paesi, come la Cina in Italia non sono ammesse coltivazioni Ogm.

Da sempre la Coldiretti lancia il monito di fare attenzione alle etichette per salvaguardare il made in Italy oltre ad acquisire la buona abitudine di acquistare direttamente all’interno delle aziende che producono il miele. Quando il miele viene raccolto interamente nel Belpaese la parola Italia deve essere ben evidente all’interno dell’etichetta. Se invece viene raccolto all’interno di uno o più paesi della comunità europea gli stessi devono essere indicati in maniera chiara. Se invece la provenienza è da Paesi extracomunitari è obbligatoria la scritta ‘miscela di mieli non originari della Ue’ .

Direttore Responsabile Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Da gennaio la farina di grillo è commerciabile anche in Italia.

Chi di voi non ha sentito in questi giorni parlare in tv della farina di grillo. Questo perché l’Unione Europea ha dato il via libera alla commercializzazione del prodotto in tutti i Paesi Ue. Naturalmente anche l’Italia è stata interessata da questa importante novità culinaria. Le paure ovviamente sono sempre le stesse. Siamo sicuri? Come reagirà il nostro organismo? Inoltre questo particolare macinato potrebbe essere camuffato all’interno di ricette di altri prodotti come dolci o biscotti?

Prima di tutto è importante capire come si ottiene la farina di grillo. Alla base di tutto ci sono le larve dei grilli che vengono macinate dopo essere state allevate attraverso tecniche ben precise che sono state analizzate accuratamente  dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA). Il problema potrebbe sorgere a causa della chitina (proteina che ritroviamo nell’esoscheletro degli artropodi cioè granchi, aragoste, gamberi, e insetti).  Ci sono infatti dei soggetti che manifestano un’allergia a tale sostanza. Si possono manifestare sintomi lievi ma si può arrivare anche allo shock anafilattico.

Dal punto di vista economico la farina di grillo rappresenterà, almeno in una fase iniziale un prodotto di nicchia. Infatti il suo costo, circa 70 euro al chilo, non potrà competere con quello delle farine comuni che si aggira intorno ai 2 euro al chilo. Dal punto di vista nutrizionale invece il prodotto si presenta ricco di proteine, fibre, calcio, vitamina B12, ferro, fosforo e sodio. Vedremo dunque cosa accadrà in Italia e soprattutto se marche famose di farina decideranno di lanciarsi in questo nuovo business.

Direttore Responsabile Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Crediti d’imposta per le aziende che utilizzano energia e gas.

Il governo italiano ha concesso alle aziende che utilizzano energia elettrica e gas di usufruire di un bonus in forma di credito d’imposta da utilizzare in f24 o da cedere ad altro soggetto. La legge di bilancio varata recentemente ha prorogato il bonus anche per il primo trimestre 2023 e con l’occasione, ha apportato modifiche alle percentuali elevandole ulteriormente.

E’ importante ricordare le scadenze concesse per l’utilizzo di queste somme. Entro il 31/12/2022 dovevano essere utilizzati gli importi maturati nel primo e nel secondo trimestre 2022 mentre entro il 30 settembre 2023 gli importi maturati da luglio a dicembre 2022. Entro il 31/12/2023 infine dovranno essere utilizzati gli importi maturati nel primo trimestre del 2023. Per poter inserire nel modello f24 i crediti d’imposta sarà necessario utilizzare  gli appostiti codici tributo messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate collocandoli nella sezione erario e nella colonna degli importi a credito compensati.

Entro il 16 marzo 2023 va inviata un’apposita comunicazione all’agenzia delle entrate tramite i canali telematici oppure tramite un professionista. Nella comunicazione vanno inseriti gli importi maturati e codici tributo relativi. Si tratta di una scadenza molto importante in quanto in assenza della stessa si perde il diritto di utilizzare le somme che residuano in quanto le somme  già utilizzate in f24 sono salve e non decadono.

Per quanto concerne i codici tributo essi si differenziano a seconda che si tratti di imprese energivore o imprese non energivore.  Un’ impresa viene considerata energivora se ha un consumo annuo superiore ad 1 gW/h. Un’impresa viene considerata invece non energivora se la sua struttura contiene dei  contatori con potenza disponibile pari o superiore a 16,5 kW.

Direttore Responsabile Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Mutui sempre più cari. Si prevede un ulteriore aumento di 50 punti.

Non è sicuramente un buon momento per chi vuole accendere un mutuo sulla casa. I tassi di interesse sono saliti di molto negli ultimi tempi e nel breve periodo viene previsto un ulteriore rialzo della BCE di una cinquantina di punti. Si tratta di un rialzo più che probabile se si analizzano i dati dell’inflazione.

Cosa succede quando i tassi di interesse salgono e i mutui diventano più cari? Beh, innanzitutto l’acquirente perde potere di acquisto. Quello che viene considerato dal consumatore al fine di poter decidere se indebitarsi o meno è sicuramente l’importo della rata mensile. Ognuno ha un limite diverso. C’è chi può permettersi una rata da 500 euro e chi da 1000 euro. Bene, se consideriamo una rata di 400/500 euro nel 2021 si poteva benissimo acquistare in media un immobile di 180/200 mila euro mentre oggi bisogna ridurre le proprie ambizioni ad immobili che valgono 130/140 mila euro.

In molti, sulla base di questo scenario, stanno optando per il tasso variabile soprattutto coloro che prevedono di estinguerlo anticipatamente e che quindi non sfruttano a pieno la tutela offerta dal taso fisso. Il tasso fisso è molto più alto ora, considerando che nel 2017 si poteva ottenere tranquillamente un 1,5% mentre oggi lo si trova a più del doppio. I mercati inoltre vedono il tasso variabile in discesa per i prossimi anni. La maggioranza dei consumatori però  rimane fedele al tasso fisso considerando anche il fatto che chi ha meno di 36 anni e non supera i 40000 euro con il proprio isee può accedere ad un mutuo che finanzi il 100% dell’acquisto a condizioni di vantaggio forte della garanzia offerta dal Consap.

Direttore Responsabile Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Nuovo assegno unico. Aggiornati limiti e importi.

L’assegno unico è quella forma di sostegno economico rivolto alle famiglie italiane. L’importo varia a seconda del numero di figli e della situazione economica che emerge dall’isee, ovvero l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente. L’assegno unico è stato modificato dapprima nel 2022 e poi ora il nuovo esecutivo ha apportato importanti novità che riguardano limiti e importi. Innanzitutto è importante precisare come quest’anno l’erogazione della somma mensile sarà automatica per coloro che avevano presentato domanda nel periodo gennaio duemila ventidue e febbraio duemila ventitré, purché aggiornino il proprio isee entro il 28 febbraio duemila ventitré.

Le nuove domande invece posso essere presentate attraverso anzitutto il cassetto previdenziale dell’inps. Basta andare sul proprio cassetto previdenziale attraverso spid o carta nazionale dei servizi e nella barra di ricerca scrivere assegno unico. Il primo risultato della ricerca vi darà la possibilità di accedere al servizio come cittadini. La domanda può essere presentata anche tramite patronati e caf. Le nuove domande presentate entro il 30/06/2023 consentiranno di ricevere l’assegno a partire d marzo 2023

La finanziaria 2023  ha reso definitiva la maggiorazione per figli disabili di 120 euro al mese. I requisiti sono: aver almeno un figlio con disabilità a carico e avere un isee inferiore o uguale ad euro 25000. Nella stessa finanziari poi sono stati stabiliti degli aumenti delle cifre percepite dalle famiglie. L’aumento oscilla tra 175 euro al mese per figlio se si possiede un isee inferiore o uguale ad euro 15.000 e 50 euro al mese per figlio se si possiede un isee inferiore o uguale ad euro 40.000.

Direttore Responsabile Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano