Licenziamento sul lavoro e fumo.

Fumare una sigaretta durante una pausa lavorativa può essere motivo di licenziamento? La risposta è affermativa dipende però da alcuni fattori ad esempio dal tempo impiegato e dal luogo in cui si fuma. Durante la pausa, solitamente della durata di dieci minuti, il dipendente può fare in libertà qualsiasi azione bere un caffè, chiacchierare con i colleghi, concedersi una sigaretta senza essere licenziato. Tuttavia per la questione “fumo” il lavoratore è obbligato a rispettare i divieti aziendali posti a tutela dei non fumatori ed andare in uno spazio aperto oppure al di fuori dell’azienda stessa. In caso di comportamento errato si rischia il licenziamento.

Qualche eccezione alla regola esiste: ad esempio, non è possibile fumare all’aperto nei pressi degli ospedali, delle università o delle scuole, a meno che non siano state stabilite dalle stesse strutture apposite aree per i fumatori. Una sentenza emessa dal Tribunale di Monza ordinò il reintegro di un dipendente per colpa di una sigaretta accesa all’aperto in orario di lavoro. Il giudice impose all’azienda anche il pagamento delle retribuzioni maturate dalla data del licenziamento illegittimo a quella del reintegro. Veniamo ad un’altra questione: qual è il comportamento corretto del datore di lavoro? Lui è responsabile della tutela della salute dei dipendenti controllando ciò che succede in azienda, nei corridoi, nei bagni. Quindi, chi viene sorpreso in pausa a fumare in un luogo vietato sarà sottoposto ad un provvedimento disciplinare oppure, nei casi più gravi al licenziamento specie se il comportamento viene ripetuto più volte nonostante la presenza di materiali infiammabili. In questo caso si configura la “giusta causa” perché l’abitudine del lavoratore crea un pericolo per l’azienda.

Umberto Buzzoni
Direttore Responsabile

Dal primo luglio sparirà la scheda carburante.

La nuova legge di bilancio prevede moltissime novità: una di queste riguarda la scheda carburante che dal primo luglio verrà abolita. Al suo posto dovranno essere effettuati pagamenti tracciabili, tramite bancomat o carta di credito, dietro emissione di fattura elettronica a cura del benzinaio dove si effettua il pieno. La decisione presa dal governo in merito riguarderà quindi tutti quei professionisti o aziende che detraggono dalla dichiarazione fiscale i costi del carburante al fine di arginare il fenomeno delle “spese gonfiate” per pagare meno tasse.

La legge, è ancora in discussione, e prevede l’introduzione del comma 1-bis nell’art. 164 del TUIR, secondo cui le spese sostenute per comprare il carburante saranno deducibili solamente se effettuate con carte di credito, prepagate o di debito. Ovviamente la notizia rivoluzionaria ha creato il caos soprattutto per i benzinai che temono di non potersi mettere in regola in così breve tempo. I dubbi sono legati soprattutto all’obbligo di emettere la fattura elettronica, che non potrà essere formulata in tempo reale. Secondo le prime stime ci sarebbe però un rimedio rappresentato dall’uso di carte ricaricabili o di credito emesse dalle aziende petrolifere per pagare i rifornimenti. In questo modo l’acquisto del carburante potrebbe essere fatturato direttamente dalle compagnie a fine mese, consentendo ai professionisti di ricevere in poco tempo i dati necessari per accedere alle detrazioni fiscali.

Umberto Buzzoni
Direttore Responsabile

Badante: come organizzare i pagamenti di tale figura professionale

Se si necessita in casa dell’aiuto di una badante bisogna conoscere cosa dice la legge circa il rapporto di lavoro da instaurare con tale figura professionale. Il ruolo della badante è regolarizzato dal contratto collettivo nazionale per le assistenti familiari in cui è indicata la retribuzione minima da percepire. La badante può essere inquadrata come “convivente” o “ad ore” e il suo stipendio varia tra gli 800 e i 1.100 euro al mese. In particolare le badanti impegnate otto ore al giorno percepiranno una paga che va da 5,32 ad un massimo di 8 euro l’ora. Per le badanti conviventi lo stipendio varia da un minimo di 733,3 ad un massimo di 1.350,88 euro al mese compresi vitto ed alloggio. Infine le badanti part-time impegnate per 2 o 4 ore al giorno verranno pagate tra i 7 e i 9 euro l’ora.

La badante ha diritto anche alla tredicesima, al TFR, alle ferie ed al riposo settimanale: nello specifico ha diritto a godere di un mese di ferie retribuito ogni anno e ad un giorno e mezzo di riposo alla settimana e a due ore di libera uscita nei restanti giorni. Per quanto riguarda i contributi invece questi vanno versati ogni tre mesi all’Inps. Ricordate infine di non pagare la badante in contanti poiché, davanti a possibili contestazioni, potreste non riuscire a dimostrare di aver assolto ai vostri doveri. Pertanto si consiglia di utilizzare un pagamento tracciabile: un assegno circolare o un bonifico sono la soluzione ottimale.

Umberto Buzzoni
Direttore Responsabile

Occhio al “key bumping” lo scasso che non lascia tracce!

Con i tempi di crisi che corrono aumentano i furti in appartamento. Le numerose segnalazioni in tutta Italia hanno creato un allarmismo generale poiché la nuova tecnica utilizzata dai malviventi si chiama “key bumping”. Si tratta di un furto con scasso eseguito a regola d’arte poiché non lascia segni di infrazione. Il” key bumping” permette di aprire porte e lucchetti, con serrature a cilindro europeo, utilizzando un’apposita chiave ad urto.

Il ladro in sostanza inserisce nella serratura una chiave appositamente limata che svolge il ruolo di tensore. Una volta infilata la chiave viene poi colpita con un qualsiasi oggetto rigido per far sì che la forza dell’urto vada ad alzare i pistoni superiori, oltre la linea di apertura, facendo scattare la serratura stessa. Ciò comporta che lo scasso non lascia segni di infrazione e i malviventi, una volta entrati, possono sostare in casa indisturbati. Una delle problematiche più spinose da affrontare dopo questo tipo di furto è il rapporto con le compagnie di assicurazione.

Il fatto che i ladri non lascino tracce rende praticamente impossibile l’ottenimento di un pieno rimborso dei danni subiti, dato che l’assicurazione può addurre come attenuante la dimenticanza della porta aperta. State attenti, chiudete sempre con tutte le mandate la porta di casa anche se vi assentate per poco tempo. Se volete sentirvi più sicuri installate un antifurto con sensori sensibili.

Umberto Buzzoni
Direttore Responsabile

Cosa succede se non si paga la bolletta di gas e luce?

Potrebbe capitare per un motivo di distrazione oppure perché semplicemente dimentichiamo di aver ricevuto la bolletta e quindi non la paghiamo. Cosa accade in questo caso?La legge che tutela i diritti del consumatore è regolamentata dall’AAEGSI tramite la DEL 229/01. Se un consumatore è insolvente il venditore cheha emesso la bolletta deve inviare al proprio cliente una raccomandata con un sollecito in cui viene indicato il termine ultimo per mettersi in regola con il pagamento.Nel caso in cui la bolletta non pagata sia quella dell’energia elettrica il venditore deve indicare che, prima della sospensione della fornitura, la potenza verrà ridotta del 15% consentendo così un uso, sia pure minimo, delle apparecchiature elettriche presenti in casa. Se il cliente continua a non pagare, dopo quindici giorni la fornitura verrà sospesa.

Nel caso in cui il pagamento non venisse effettuato, il venditore comunque non potrà richiedere al distributore di sospendere la fornitura prima di tre giorni lavorativi, a partire dall’ultimo giorno utile per il pagamento indicato nella comunicazione di messa in mora. Se invece la bolletta in questione è quella del gas la procedura è la seguente: il venditore deve comunicare il termine dopo il quale, se il cliente continua a non pagare, verrà inviata al distributore la richiesta di sospensione della fornitura. La raccomandata deve inoltre illustrare i costi che si dovrebbero sostenere per la sospensione e la riattivazione del servizio.

Quali sono le sanzioni applicate sul ritardo del pagamento? Il cliente deve pagare la bolletta entro la data di scadenza. Se il pagamento avviene entro la data indicata nessun onere è posto a carico del cliente se il soggetto che ha ricevuto il pagamento (ad esempio l’ufficio postale) lo comunica con ritardo.Al cliente finale che paga in ritardo una bolletta di luce o gas può venire addebitato un interesse di mora, che sarà caricato sulla bolletta successiva. L’interesse è riferito all’arco di tempo che intercorre fra la scadenza della bolletta e la data del pagamento. Il cliente buon pagatore, cioè il cliente che nei due anni precedenti ha sempre pagato la bolletta entro i termini, per i primi dieci giorni di ritardo deve pagare solo gli interessi legali. Al cliente che paga in ritardo possono essere richieste anche le spese postali per l’eventuale sollecito di pagamento.

Se viene sospesa la fornitura cosa può fare il consumatore? Il cliente finale ha altri trenta giorni in cui il contratto rimane attivo con il misuratore sigillato e, prima di richiedere la riapertura dello stesso cliente deve pagare tutto il debito e richiedere la riapertura per morosità. Dopo che il pagamento è avvenuto, dovrà essere data comunicazione al venditore seguendo le modalità spiegate nella lettera di sollecito. Il venditore che riceve l’attestazione di pagamento del cliente deve subito inviare al distributore (tramite fax o e-mail) la richiesta di riattivazione della fornitura che avverrà entro due giorni feriali dalla data di ricevimento della richiesta da parte del venditore.

Umberto Buzzoni
Direttore Responsabile

Ecco alcuni consigli per detrarre le spese scolastiche dal 730.

Come ogni anno tocca ai contribuenti compilare il modello 730 per la dichiarazione dei redditi. In questo articolo vi parleremo delle spese per l’istruzione e di come detrarle. L’importo massimo per le spese sostenute nel 2016 è pari a 564,00 euro per ciascun alunno o studente e riguarda in particolare le scuole materne, elementari, medie e superiori. Potranno essere detratte le seguenti spese: la tassa di scrizione e frequenza, le spese relative al servizio di mensa scolastico, i contributi volontari, il dopo scuola, i contributi per l’ampliamento dell’offerta formativa e l’assistenza al pasto. Viene inserita un’importante novità quella di poter detrarre anche le spese relative alle gite scolastiche. In particolare la circolare n. 7/E del 4 aprile 2017 precisa che, nel caso in cui le spese risultino pagate a soggetti diversi dalla scuola, ad esempio l’agenzia di viaggi, è necessario consegnare al commercialista sia la quietanza di pagamento che la copia della delibera scolastica nella quale viene disposto il versamento delle somme ad un soggetto esterno.

Si ricorda, infine, che non è ammessa la detrazione per le spese sostenute per l’acquisto di materiale di cancelleria e libri. Per quanto riguarda invece i costi universitari ecco quali sono ammessi:l’iscrizione e le spese di frequenza in relazione ai corsi di istruzione e specializzazione universitaria, master e dottorati di ricerca, istituti tecnici superiori (ITS) e corsi istituiti dopo il DPR 212/2005 presso i Conservatori di Musica. Tra le spese ammesse, l’Agenzia delle entrate precisa che è possibile portare in detrazione: le tasse d’iscrizione (triennale, specialistica, master anche nel caso di studenti fuori corso), le soprattasse per esami di profitto e laurea, l’ iscrizione a test d’ingresso, le tasse per l’iscrizione all’appello di laurea, i trasferimenti di ateneo ed i passaggi di corso. Il limite di detraibilità è pari al 19% per le spese sostenute per la frequenza di corsi di laurea presso università statali e non statali, di perfezionamento e/o di specializzazione universitaria, tenuti presso università o istituti universitari pubblici o privati, italiani o stranieri.

Si precisa infine che la detrazione in esame non spetta per le spese relative a: contributi pagati all’università pubblica relativamente al riconoscimento del titolo di studio (laurea) conseguito all’estero. La ragione è da ricercare nel fatto che dette somme non rientrano nelle spese per la frequenza di corsi di istruzione, le spese sostenute per l’acquisto di libri scolastici, strumenti musicali, materiale di cancelleria, viaggi ferroviari, vitto e alloggio necessarie per consentire la frequenza della scuola.

Umberto Buzzoni
Direttore Responsabile

Incidente nel parcheggio del supermarket: paga l’assicurazione?

Se accade un incidente nel parcheggio di un supermercato chi risarcisce i danni? La risposta è semplice: bisogna verificare se il parcheggio è aperto al transito di un numero indeterminato di macchine. Se la risposta è affermativa l’assicurazione deve risarcire i danni. Un qualsiasi esercizio commerciale che dispone di uno spazio adibito a parcheggio per i suoi clienti, sebbene sia una proprietà privata, è comunque aperto ad un elevato numero di persone che ne fruiscono. Pertanto se un incidente avviene in quest’ area la vittima potrà chiedere i danni all’assicurazione. La sentenza è emessa dal Tribunale di Chieti che si pronuncia su un fatto avvenuto di recente: una signora viene investita da un automobilista intento a fare retromarcia con la propria vettura. La signora cade a terra e riporta gravi ferite.

La denuncia è immediata e l’avvocato della donna cita anche la compagnia assicurativa del mezzo, chiedendo che venisse accertata la responsabilità esclusiva dell’uomo e che entrambi fossero condannati al risarcimento dei danni non patrimoniali e patrimoniali. La compagnia di assicurazione rigettava la domanda sostenendo che l’investimento era avvenuto in un’area privata. Quando si parla di parcheggi, occorre distinguere a seconda che si tratti di parcheggi posti su area privata o parcheggi pubblici. Nel primo caso si tratta di aree in cui è possibile anche sostare, ma a cui non è consentito l’accesso al pubblico. In queste zone le compagnie assicurative non sono tenute a garantire la copertura assicurativa: ciò significa che, in caso di incidenti, saranno i soggetti che li hanno causati a dover risarcire i danni. Se, invece, il parcheggio consente l’accesso al pubblico ed è adibito al normale traffico veicolare, le cose cambiano in quanto essi sono equiparati alle strade di uso pubblico.

Dunque, quando si verifica un incidente su di un’area di parcheggio privata bisogna guardare a un solo dato e, cioè, verificare se essa sia aperta al transito di un numero indeterminato di persone, che possono accedervi indipendentemente dal fatto che non si tratti di un’area pubblica. Se la verifica dà esito positivo, l’assicurazione deve pagare. Cosa succede quindi se un incidente avviene nel parcheggio del supermercato? Nel caso oggetto della sentenza, l’investimento è avvenuto nel parcheggio del supermercato, tale area è accessibile liberamente a chiunque, per cui, se si tampona dopo aver fatto la spesa, si può stare tranquilli: l’assicurazione dovrà risarcire.

Umberto Buzzoni
Direttore Responsabile