Il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento per un minore è legato alla presenza di un bisogno assistenziale che supera in modo significativo quello normalmente richiesto per un bambino della stessa età in buone condizioni di salute. In questi casi, l’impegno richiesto alla famiglia diventa particolarmente gravoso, poiché i genitori sono chiamati a garantire cure, attenzioni e presenza costante ben oltre ciò che è ordinariamente necessario nella crescita di un figlio sano. Questa situazione può verificarsi, ad esempio, quando il minore deve affrontare frequenti ricoveri ospedalieri o seguire cicli di terapie prolungate e impegnative, come dialisi, trattamenti chemioterapici o percorsi riabilitativi intensivi. In tali circostanze la famiglia è costretta ad adattare la propria quotidianità alle esigenze di cura del bambino, organizzando la vita familiare attorno a visite mediche, controlli specialistici e trattamenti che richiedono una presenza continua e un’attenzione costante.
Un altro caso tipico riguarda i minori che necessitano di una sorveglianza continua per garantire la loro sicurezza e il loro benessere. Può accadere, infatti, che le condizioni di salute del bambino rendano indispensabile un controllo costante da parte dei genitori, sia durante il giorno sia nelle ore notturne. Quando il minore non può essere lasciato solo nemmeno per brevi periodi o necessita di un monitoraggio costante per evitare rischi alla propria incolumità, l’impegno assistenziale richiesto alla famiglia risulta decisamente superiore rispetto a quello normalmente necessario per un coetaneo senza patologie. In queste situazioni si parla quindi di un vero e proprio “sovraccarico assistenziale” che grava sui genitori e sull’intero nucleo familiare. Tale carico non riguarda soltanto la presenza fisica accanto al bambino, ma anche l’organizzazione quotidiana della vita familiare, spesso condizionata da esigenze sanitarie, terapie, controlli medici e necessità di assistenza continuativa.
Proprio su questo aspetto si è espressa anche la Corte di Cassazione a Sezioni Unite, chiarendo che il riconoscimento dell’indennità può riguardare anche i neonati. Sebbene, infatti, i bambini nei primi mesi di vita necessitino naturalmente di cure e attenzioni, può comunque verificarsi una condizione patologica tale da richiedere un livello di assistenza molto più intenso e impegnativo rispetto a quello normalmente richiesto per un neonato sano. In questi casi, le modalità e i tempi dell’assistenza diventano significativamente diversi e più gravosi, giustificando così il riconoscimento del sostegno previsto dalla normativa.
Avv. Anna Maria Calvano








