Netflix e il blocco alla condivisione.

Tantissime sono le persone che utilizzano Netflix in Italia. Si tratta di un servizio streaming che dietro abbonamento consente di vedere film e serie tv. Basta una connessione ad internet. Con i televisori di nuova generazione è possibile oramai scaricare l’apposita applicazione, inserire user e password e sedersi comodi sul divano. A fine del 2022 gli abbonati a Netflix hanno sfiorato i 231 milioni di persone. In realtà se volessimo conteggiare gli individui che effettivamente visualizzano questa piattaforma non lo potremmo fare perché molti utenti condividono user e password al fine di abbattere i costi. Il meccanismo è molto semplice. Un soggetto decide di sottoscrivere un abbonamento a suo nome e poi concede le sue password ad altri i individui che possono collegarsi.

Ora Netflix ha deciso di mettere fine a questa pratica introducendo lo “stop” alla condivisione dei dati per l’accesso. Nei primi mesi del 2023 le nuove disposizioni sono state introdotte in via sperimentale anche in Spagna dove però i risultati non sono stati dei migliori. Infatti sono stati registrati un milione di utenti in meno e uno studio ha rilevato che quasi il dieci per cento degli abbonati ha dichiarato di non voler rinnovare più il servizio streaming. Solo chi rientrava nel nucleo domestico (e quindi chi si collega allo stesso wifi) ha potuto condividere user e password. E’ chiaro che in questo modo è stato ridotto il perimetro entro il quale la condivisione dei dati può essere praticata. Oltre alla Spagna il blocco risulta attivo anche in Portogallo, Canada e Nuova Zelanda.

Il blocco della condivisione è previsto anche nel nostro Paese. Quando avvera? Voci sempre più insistenti danno per certa la decisione entro la fine del secondo trimestre 2023. Vedremo se anche in Italia ci sarà qualche fuga o qualche forfait ( ricordiamo a onor di cronaca che i prezzi dell’abbonamento variano da 5,49 euro ad un massimo di 17,99 euro).

Direttore Responsabile Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Cinque truffe molto chiacchierate sul web.

Oggi facciamo una sintesi di 5 truffe che sono molto chiacchierate sul web, sia nei social che nei forum dei siti per i consumatori. Ecco dunque 5 truffe molto diffuse:

1)Odiato pishing
Tutto nasce da una mail che viene elaborata dai truffatori in maniera perfetta. Viene utilizzato il logo dell’istituto di credito, lo stesso font usato nelle comunicazioni ufficiali, gli stessi colori. Generalmente viene chiesto di cliccare su un link o per accedere al sito e svolgere operazioni oppure per accedere a delle schede dove viene chiesto di inserire diversi dati sensibili. L’intento è sempre lo stesso. Carpire informazioni personali da utilizzare poi per accedere al denaro dell’ignara vittima. Conviene sempre contattare la società o la banca per richiedere maggiori informazioni.

2)Il pericolo del vishing
Simile al pishing il vishing si differenzia perché il tutto avviene telefonicamente. Un falso operatore insisterà per avere dati sensibili come i codici della propria carta.

3)La truffa del si
Quante volte durante il giorno si ricevono telefonate da call center delle più disparate compagnie (telefoniche, energia, gas…). E spesso si aprono con delle domande innocenti come ad esempio: “E’ lei il signor Verdi?”. Se si risponde di si la risposta potrebbe essere utilizzata per concludere dei contratti. Quindi è meglio non rispondere “si” alle domande e chiudere presto la telefonata.

4)Allettanti buoni spesa
Se si ricevono dei buoni spesa su watshapp che richiedono l’inserimento dei propri dati personali e dei propri dati bancari, bisogna stare attenti. La maggior parte delle volte si tratta di una truffa e il buono non è altro che l’ennesimo meccanismo per carpire informazioni.

5)Il pacco non arriva
Un paco è bloccato alla dogana e per sbloccare la situazione occorre pagare esigui oneri di trasporto (di solito 2 o 3 euro). Una volta versata la somma si mette in piedi un meccanismo fraudolento che addebiterà piccole somme nel breve periodo sul conto della vittima. Spesso capita con le carte ricaricabili e alcuni istituti di credito permettono, a seguito di una denuncia, di recuperare il denaro perso.

Direttore Responsabile Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Cosa succede quando si picchia una persona?

Sempre più spesso leggiamo articoli di cronaca che riguardano risse e pugni tra persone. Soprattutto tra i più giovani il fenomeno è in continuo aumento diventando quasi una moda. Tanti infatti sono i video che vengono postati su internet che riprendono scazzottate tra due o più persone. Ma cosa succede quando si picchia una persona? Si entra nella sfera delle lesioni personali (tali da provocare un malore nella persona offesa sia fisica che mentale) che sono proibite dal nostro ordinamento. In realtà la riforma Cartabia ha modificato i processi legati a questo reato e a detta di molti lo ha declassificato e reso molto minore rispetto al passato (tutto questo nell’ottica di una riduzione dei processi penali che stanno intasando i nostri tribunali).

Sulla base delle conseguenze provocate nella persona che ha subito i danni il nostro ordinamento classifica quattro tipi di lesione personale:lievissime, lievi, gravi e gravissime. Per lesioni lievi si intendono quei danni fisici o morali che non superano i 20 giorni di prognosi. Per lesioni lievi si intendono quei danni fisici o morali che superano i 20 giorni ma arrivano al massimo a 40 giorni. Per lesioni gravi si intendono quei danni fisici o morali che superano i 40 oppure provocano un pericolo grave per la vittima (pericolo di vita per esempio). Per lesioni gravissime infine si intendono quei danni fisici o morali più seri e irreversibili.

Prima della riforma Cartabia solo le lesioni lievissime venivano rimesse al giudice di pace mentre ora anche quelle lievi seguono lo stesso iter. Ciò significa che si rischia solo una multa che non andrà neanche a compromettere il casellario giudiziale. E parliamo comunque di persone che hanno subito danni fino a 40 giorni di prognosi. La mano della legge rimane pesante quando viene coinvolto il personale medico, vi è l’uso di armi o c’è una violenza sessuale.

Direttore Responsabile Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Dichiarazione iva 2023. Scadenza il 30 aprile 2023.

Il prossimo 30 aprile c’è una importante scadenza fiscale, ossia la dichiarazione iva. L’IVA (imposta sul valore aggiunto) è un’imposta che si applica sul valore aggiunto sullo scambio e la produzione di beni e servizi. Attraverso la dichiarazione IVA tutti i soggetti interessati ( i titolari di partita Iva che esercitano attività d’impresa, attività artistiche o professionali) comunicano all’agenzia delle entrate sia gli acquisti (operazioni passive IVA) che le vendite (operazioni attive IVA) ma anche le operazioni esenti o altre operazioni particolari che riguardano l’anno precedente. In questo modo viene calcolato l’importo che deve essere versato nelle casse dello stato oppure il credito che si è generato che può essere chiesto a rimborso oppure a compensazione. E’ importante sottolineare come il tutto avvenga per via telematica. Il soggetto può presentarla autonomamente attraverso i programmi messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate o attraverso un intermediario (un commercialista o un caf)

Fino al 2017 esisteva una dichiarazione unica (modello Unico) che comprendeva la dichiarazione dei redditi e la dichiarazione Iva. Dal 2017 invece le cose sono cambiate e ora le due dichiarazioni sono presentate distintamente e in tempi diversi. Durante l’anno ci sono delle dichiarazioni da effettuare che si chiamano liquidazioni periodiche iva (l.i.p.e.), che devono essere inviate trimestralmente all’Agenzia delle Entrate per riepilogare i dati Iva. Nell’anno 2022 le scadenze sono state le seguenti: trimestre 2022 (gennaio, febbraio, marzo): 31.05.2022; II trimestre 2022 (aprile, maggio, giugno): 16.09.2022 (spostata al 30 settembre); III trimestre 2022 (luglio, agosto, settembre): 30.11.2022; IV trimestre 2022 (ottobre, novembre, dicembre): 28.02.2023. Quindi durante l’anno si sa già l’importo dell’iva da versare che va riepilogata all’interno della dichiarazione IVA. Si possono essere però commettere degli errori. Se ci sono delle correzioni da effettuare si compila un particolare quadro denominato “quadro VH”.

Cosa succede se non viene trasmessa la dichiarazione iva? Se viene trasmessa entro 90 giorni dalla scadenza viene considerata valida ma si applicano le sanzioni previste dalla legge (da 250 euro a 2.000 euro). Dopo i 90 giorni viene considerata omessa con sanzioni molto elevate sull’imposta a debito.

Direttore Responsabile Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

La truffa delle false vendite di immobili e i falsi mutui.

Tra le tante truffe denunciate in questo periodo ce n’è una che colpisce particolarmente in quanto ha per oggetto uno dei beni primari per ogni cittadino: la casa. Genera ancora più rabbia infatti un raggiro che mette in difficoltà le persone proprio in relazione all’acquisto della propria “dimora” luogo che dovrebbe essere di tranquillità e certezza. Nel caso che prenderemo in oggetto oggi un organizzazione criminale si era specializzata in falsi mutui. L’operazione era molto semplice. Attraverso una documentazione ovviamente fasulla i truffatori riuscivano ad ingannare gli istituti di credito per ottenere mutui per l’acquisto di immobili, che in realtà finivano nelle loro tasche. L’importo di tutta questa attività illecita ha raggiunto circa 700.000 euro.

La guardia di finanza di un paese nei pressi di Milano ha svolto complesse indagini che hanno portato all’arresto di diverse persone con l’accusa di riciclaggio, falso e contraffazione di pubblichi sigilli (ricordiamo che la contraffazione di sigillo di un ente pubblico o di un pubblico ufficio, o il semplice uso di sigillo contraffatto porta ad una pena da uno a cinque anni di reclusione e una multa da 103 euro a 1.032 euro). I documenti falsificati erano numerosi. Si va dai cedolini, ai contratti di lavoro fino naturalmente ai documenti di identità (codice fiscale, carta i identità etc etc).

Possiamo sintetizzare la truffa del falso mutuo in tre passaggi fondamentali:

  1. Creazione di false “procure speciali a vendere” per poter cedere l’immobile ad un compratore.
  2. Presentazione della falsa documentazione relativa alla compravendita alle banche per ottenere il mutuo
  3. Ottenimento del finanziamento che veniva fatto sparire in conti esteri.

Il tutto ben organizzato. Ora il problema sarà per i proprietari di casa che si sono visti di fatto vendere il loro immobile a loro insaputa, invischiati ora in processi legali e per le banche che hanno erogato il denaro.

Direttore Responsabile Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano