Bonus Natale di 100 euro. Ci sono aggiornamenti.

Abbiamo gia parlato del bonus natale di 100 euro in un nostro recente articolo, Ci sono però delle novità a riguardo. Con il decreto legge 167 del 2024 infatti è stato modificato. Proviamo ad analizzare le diverse modifiche apportate alla misura economica. Il reddito massimo complessivo rimane di 28000 euro ma si tiene conto dei redditi cosi detti agevolati che vengono esclusi. Qui vogliamo fare una precisazione. Dalla norma pare evidente che il reddito complessivo sia quello del singolo genitore e non di entrambi. Se un papà e una mamma percepiscono entrambi un reddito da lavoro dipendete i due redditi non devono sommarsi ma si deve considerare solo quello di colui o colei che richiede il bonus. Questa perlomeno la nostra interpretazione. Il datore di lavoro può utilizzare il credito in compensazione da giorno successivo all’erogazione nella busta paga. Il lavoratore potrà attendere la dichiarazione dei redditi e ricevere, se spettante, il bonus in quella occasione. Il governo comunque ha deciso di anticipare il bonus con la tredicesima mensilità inserendo questa fattispecie all’interno della norma. Ma sorge un problema. Chi non riceverà la tredicesima? In questo caso sarà l ‘agenzia delle entrate ad entrare nel merito e sicuramente sarà soggetta a contestazioni. L’articolo 2 del nuovo decreto amplia la platea dei beneficiari, includendo anche i lavoratori privi di coniuge a carico.  In questo modo si risolve l’altra criticità che riguardava le famiglie monogenitoriali che inizialmente erano state escluse dal provvedimento. Se i requisiti vengono soddisfatti da entrambi i coniugi hanno diritto tutti e due al bonus? Il governo ha chiaramente messo nero su bianco di no. Solo uno dei due può percepire il bonus natale. Un altra modifica riguarda il modulo da compilare per la richiesta. E’ fatto obbligo al richiedente di indicare anche l codice fiscale del coniuge, del convivente e dei  figli. Le modifiche del governo hanno cercato poi di regolarizzare tutti quei casi che inevitabilmente oggi si presentano come genitori con figli avuti da persone differenti o famiglie allargate. C’è’ una domanda che però sorge spontanea come sosteneva un noto conduttore tv. Nel caso il bonus spetti a entrambi i genitori solo uno potrà beneficiarne. Siamo sicuri che questo non genererà conflitti§? Come si sceglierà chi dovrà usufruire del bonus natale? Noi speriamo chiaramente nel buon senso che però non è di moda in questo periodo storico. Bisogna capire bene se si ha diritto ai 100 euro di bonus per natale perché in caso di errore gli stessi saranno ripresi nel 730. Nel dubbio il nostro consiglio è attendere, se possibile, la dichiarazione dei redditi nella quale, come detto , viene erogato in automatico il bonus se il soggetto ne ha diritto.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Permessi per allattamento. Il caso della madre che non lavora.

Quando si hanno dei figli molto piccoli si può usufruire dei permessi per allattamento. Tali permessi sono regolati dall’articolo 40 del D.Lgs. 151/01. E tra i casi nei quali è possibile usufruire di questa misura oggi analizziamo quello in cui la madre non sia una lavoratrice dipendente. Detto in parole povere, se la madre non lavora il padre può usufruire dei permessi per allattamento? La riposta è si ma con riserva. Ma non è stato sempre così. Nel 2008 la prima sentenza del consiglio di stato che ha incluso anche quei casi in cui la madre non lavorava perché il suo apporto nella cura e crescita del bambino e del mantenimento della casa deve essere considerato alla stregua di una mamma lavoratrice. Fino a quel momento infatti al situazione era un po’ ambigua e soggetta ad interpretazioni.

Nel 2014 è intervenuta un’altra sentenza del consiglio di stato, la numero 4618 che ha stabilito senza mezzi termini che , nel caso in cui la madre non sia una lavoratrice dipendente i permessi per allattamento spettano al padre. Una sorta di pietra miliare per chi si dovesse trovare in questa condizione. Chiaramente la fattispecie si estende anche alle mamme che svolgono attività autonoma (ad esempio con partita iva). La questione principale è come sempre la tutela del minore. I riposi per allattamento devono servire a rendere più armoniosa la vita del bambino e sono fruibili fino a quando lo stesso compie un anno di vita. Dunque poco importa se la mamma è casalinga o non lavora perché la maggior presenza del padre rende sicuramente migliore la vita del figlio. Nel 2017 Però il consiglio di stato pone dei paletti. Nel caso in cui la madre non lavori e sia casalinga devono sussistere concrete circostanze che non consentono di accudire il figlio. Quindi devono e sussistere delle concrete ragioni per cui la madre non riesce ad accudire il figlio e le stesse devono essere ben documentate.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Bonus casa. Entro quando bisogna terminare i lavori?

In uno dei recenti articoli abbiamo parlato di sconto in fattura e bonus sulla casa. Oggi vogliamo affrontare un tema specifico relativo a questo argomento ossia quello dei pagamenti e dell’identificazione della data di inizio lavori. Diciamo subito che viene adottato il principio di competenza. Le aziende accedono al bonus nel momento in cui accettano la commessa. Prendiamo un caso specifico. Lavori iniziati nel 2024 e che termineranno nel 2025.  Come sappiamo nel 2025 termineranno ecobonus e sismabonus che hanno aiutato tante famiglie a sostenere i lavori nelle proprie abitazioni ma hanno fatto lavorare anche tante aziende. Ma il 31/12/2024 rappresenta la data entro cui terminare i lavori? Certamente no. Essendoci il principio di competenza tutte le spese sostenute entro il 31.12 rientrano nelle percentuali di detrazione previste per l’anno corrente.

Dal lato delle aziende è fondamentale formalizzare l’accettazione delle opere da parte del cliente. Caso particolare sono i pagamenti con riserva che analizzeremo più avanti. Come detto c’è bisogno dell’accettazione da parte del committente e deve avvenire tassativamente entro la fine del 2024. Nel caso di una singola opera un contratto scritto correttamente e un acconto sono la soluzione migliore. Nel caso di più opere è necessario specificare le opere accettate. Cosa succede se nel contratto ci sono le famose clausole con riserva? Si tratta di quei casi in cui le rate hanno carattere provvisorio e gli acconti non hanno valore di accettazione. E’ chiaro che in questa circostanza viene meno il principio fondante per il quale si ha il diritto alla detrazione, ossia la famosa accettazione dei lavori. Dunque se le opere non potranno considerasi accettate , non potranno considerarsi ultimate e l’accesso al bonus sarà negato. Viene meno anche il valore degli acconti e l’unica soluzione rimane terminare i lavori entro il 31.12.2024. una cosa è certa il passaggio dal 2024 al 205 sarà cruciale per i bonus sulla casa e bisognerà valutare attentamente l’impatto delle ultime scelte in merito.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Come passare Watshapp su un nuovo telefono.

WhatsApp si sa è diventato il primo sistema di comunicazione al mondo. Tutti ci scambiamo sms e chiamate tramite questa famosissima applicazione. Cosa succede però se si cambia il telefono cellulare? A quel punto è necessario trasferire WhatsApp da un telefono all’altro. Ci sono diversi casi . Si cambia telefono per uno con lo stesso sistema operativo o con sistema operativo diverso. Facciamo un po’ di chiarezza. Quando si passa da un cellulare android ad un altro sempre android si può trasferire WhatsApp o tramite backup dell’account Google o trasferimento delle chat. E’ fondamentale infatti fare il backup delle chat nel vecchio telefono cosi quando si scaricherà l’applicazione nel nuovo telefono e si installerà riprenderà i vecchi dati e nulla sarà perso. Il sistema manderà un sms sul vecchio telefono con un codice di sicurezza che dovrà essere copiate nel nuovo telefono. A questo punto non c’è più altro da fare, semplicissimo. In alternativa è possibile trasferire manualmente il backup quando magari ci sono dei problemi nel processo prima descritto.

Se si cambia telefono per un altro con diverso sistema operativo le cose non cambiano. E’ il caso di passaggio da Android ad iPhone. Si effettua il backup ed è possibile trasferire tutti i contenuti sul nuovo dispositivo conservando messaggi, foto ed altro. Se invece si sta cambiando numero di telefono bisogna avere qualche accortezza in più. Prima di tutto bisogna cambiare numero di telefono sul vecchio dispositivo altrimenti registrando il nuovo numero sul nuovo cellulare si perderanno tutti i dati. Una volta registrato il numero sul vecchio cellulare bisogna eliminare l account prima di accendere il nuovo telefono altrimenti verranno persi i dati.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Crisi aziendale. Quando è possibile sospendere gli ammortamenti?

Spesso nel nostro giornale affrontiamo dei temi meno leggeri e un po’ più complessi che riguardano comunque la sfera del consumo e dei consumatori. Oggi ne affrontiamo uno che potrebbe andare incontro a coloro che, possessori di quote di società, si sono trovati a chiudere un bilancio in perdita e magari a dover ricorrere al notaio per ricapitalizzare con aggravio di costi. Il COVID come sappiamo ha messo a dura prova le contabilità delle aziende, con cali di fatturato che si sono trasformati in perdite d’esercizio. Il governo ha deciso di concedere una sospensione parziale o totale degli ammortamenti proprio per alleggerire le perdite. Come possiamo spiegare gli ammortamenti in parole semplici. Se l’azienda acquista un macchinario per esempio del costo di 10000 euro non indicherà nel bilancio 10000 di costo tutto in un anno ma il costo verrà spalmato in 5 anni (salvo eccezioni) e quindi ogni anno verranno decurtati 2000 euro. Ecco questo si chiama ammortamento.

Dopo il COVID  è stata introdotta una disposizione che consente di ridurre o azzerare completamente gli ammortamenti ( articolo 60, comma 7-bis e ss., D.L. 104/2020). Chiaramente il costo poi ricadrà sugli esercizi successivi. Ritornando al nostro esempio se nel 2023 non inserisco il costo di 2000 euro me lo ritroverò poi negli esercizi successivi. La norma prevede però la creazione di una riserva apposita. Una cosa molto importante è che le ragioni che hanno portato alla riduzione degli ammortamenti devono essere esposte nella nota integrativa. Perchè è importante questa possibilità di ridurre gli ammortamenti? Perché nel caso di società di capitali (Srl, Spa) c’è un principio fondamentale  da rispettare quando si stila un bilancio. Se la perdita non riduce il capitale sociale sotto il minimo legale la situazione va monitorata e se nell’anno successivo c’è di uovo un risultato negativo si deve ricorrere alla ricapitalizzazione (bisogna in sostanza rimetterci nuovi denari) altrimenti la società va messa in liquidazione o trasformata in una società di persone. Sussiste però un’altra possibilità che uno o più soci rinuncino ad un prestito fatto alla società. Ma di questo argomento ne abbiamo parlato approfonditamente in un recente  articolo.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Aggiornamento sul bonus barriere architettoniche del 75%.

Quando parliamo di bonus che riguardano i lavori effettuati all’interno di un appartamento o un immobile in generale dobbiamo considerare i continui cambiamenti normativi che gli stessi subiscono nel corso del tempo. Nell’ultimo periodo in particolare si è andati verso una generale restrizione dei bonus. Fino al 31/12/2025 pare che tutto resti invariato e nel particolare caso che esamineremo oggi, ossia quello del bonus per barrire architettoniche, l’aliquota rimarrà al 75% e il tetto massimo di 50.000 euro per edifici unifamiliari o unità immobiliari indipendenti con accessi autonomi. Ma quando è possibile accedere al bonus del 75% per l’abbattimento delle barriere architettoniche? Ci sono alternative? Proviamo ad analizzare in questo articolo gli scenari possibili.

A partire dal 1 gennaio 2024 gli interventi ammessi alla detrazione sono quelli indicati dall’art. 119-ter del DL 34/2020. Parliamo di lavori che riguardano strutture come ad esempio gli ascensori e e piattaforme elevatrici. E’ bene precisare che il Dl 212/2023 ha escluso dal bonus degli interventi che precedentemente rientravamo come gli infissi  e i servizi igenici. Coloro che però prima della fine del 2023 abbiano iniziato i lavori  o abbiano versato un acconto nel caso i lavori non siano ancora cominciati possono usufruire della detrazione. Stesso discorso vale per lo sconto in fattura ossia la decurtazione dal prezzo dell’importo relativo alla detrazione totale. Al bonus possono accedere tutte le persone fisiche ma anche persone giuridiche, esercenti, professionisti e società semplici. Come detto in precedenza l’aliquota è del 75% e l’importo si recupera in 5 anni. Facciamo un esempio. Vengono spese 10.000, si recuperano 7500 in 5 rate annuali da 1500 euro.

Ci sono degli elementi essenziali che devono sussistere per poter usufruire del bonus sull’abbattimento delle barriere architettoniche. In primo luogo la presenza di un attestato del tecnico abilitato per il rispetto dei requisiti. I pagamenti devono essere effettuati tutti con metodi tracciabili. Nel caso di un condominio è necessaria la dichiarazione di conformità dell’amministratore sui requisiti e i le varie quote dei condomini. In conclusione anche se con numerose limitazioni , il bonus del 75% per l eliminazione delle barriere architettoniche, almeno per il 2025 rimane un valido strumento per intervenire sull’immobile e renderlo più accessibile a chi soffre di una disabilità.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Rinuncia al prestito infruttifero del socio. Consigli utili.

Oggi parliamo di un caso molto tecnico che però può capitare a chi si trova nella posizione di socio di società di capitali, nella maggior parte dei casi parliamo di società a responsabilità limitata. Quando la società non riesce a far fronte alle proprie spese un socio può “prestare “ del denaro alla stessa attraverso un finanziamento infruttifero. I soldi prestati infatti non possono produrre interessi e possono essere ripresi quando ci sono le disponibilità. Per esempio il socio x versa 1000 euro nelle casse della propria società e potrà riprendersi 1000 euro quando ci sarà la possibilità.

Quando la situazione non si riesce a sanare e si chiude l’anno in perdita si può rinunciare alla somma per aumentare il capitale della società ed evitare procedure come la liquidazione della stessa o l’aumento del capitale con atto presso un notaio con costi che lievitano ulteriormente. Non è richiesta una particolare forma della rinuncia ma quella scritta è consigliata ed opportuna trattandosi di un operazione contabile rilevante. Una cosa importante è che spetta al socio comunicare alla società il valore fiscale del credito che serve per stabilire la quota di sopravvenienza attiva da iscrivere a bilancio. In parole più semplici la società deve pagare le tasse su una parte di questo finanziamento ossia la differenza tra il totale e il valore fiscale. Nel caso in cui il socio sia una persona che non esercita attività d’impresa la comunicazione non è necessaria perché non vi è differenza tra il valore nominale e il valore fiscale.

Un consiglio in caso vi capiti di trovarvi nella situazione di rinunciare ad un credito verso la società di cui siete soci. Evitare di rinunciare al credito attraverso un assemblea o comunque tramite un atto che va registrato. In questo caso infatti si dovrà pagare l’imposta di registro pari al 3% sul valore del finanziamento come stabilito dalla corte di Cassazione. Meglio inviare una pec o una raccomandata.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano