Pratiche di Bonus Casa ed Ecobonus. Come compilare la pratica sul sito dell’Enea.

Quando si accede a determinati tipi di detrazione ( ristrutturazione, bonus casa, ecobonus etc) ci si trova a dover compilare la pratica sul portale dell’Enea. Si tratta di una pratica che va fatta telematicamente entro 90 giorni dalla fine dei lavori. Il mancato invio della pratica non comparta il venir meno del diritto alla  detrazione ma comporta il pagamento di una sanzioni in bonis di euro 250. Si tratta di un portale che raccoglie una serie di dati che riguardano i lavori di efficienza energetica. Chi può compilare la dichiarazione Enea? Quando si accede a determinati tipi di detrazione ( ristrutturazione, bonus casa, ecobonus etc) ci si trova a dover compilare la pratica sul portale dell’Enea. Si tratta di una pratica che va fatta telematicamente entro 90 giorni dalla fine dei lavori. Il mancato invio della pratica non comparta il venir meno del diritto alla  detrazione ma comporta il pagamento di una sanzioni in bonis di euro 250. Si tratta di un portale che raccoglie una serie di dati che riguardano i lavori di efficienza energetica.

Chi può compilare la dichiarazione Enea? In primis ci sono i beneficiari che possono essere persone fisiche o persone giuridiche. Ci sono poi gli intermediari che compilano la pratica per conto di un cliente . Prendiamo il casso di un ditta che vende le finestre  che rientrano in una pratica di risparmio energetico può inviare la pratica Enea per conto del proprio cliente. C’è un caso particolare che è quello del 110%. In questo caso la pratica deve essere compilato da un Asseveratore (un tecnico abilitato). Nel caso di persona fisica si può accedere al portale Enea solo attraverso lo Spid, mentre nel caso di persone giuridiche si può accedere ancora con le semplici credenziali personali.

Vediamo come compilare la pratica Enea. Il portale è strutturato in due macro sezioni: Bonus casa e Ecobonus. Nel caso di Ecobonus vengono interessate le pratiche di risparmio energetico mentre nel caso di Bonus casa vengono interessate le pratiche oggetto di lavori di ristrutturazioni. Nel caso di bonus casa (per esempio sostituzione infissi, interventi sulle strutture edilizie) . Nel caso di Ecobonus invece bisogna considerare la riduzione della trasmutanza (flusso di calore) sulla struttura muraria o sui serramenti, la sostituzione di sistemi per la creazione di calore o la sostituzione di elettrodomestici. Dopo aver effettuato il login all’interno del portale si accede alle schede descrittive e alle sezioni per l’inserimento della documentazione necessaria. I documenti da tenere a portata di mano sono quelli di identità, le visure degli immobili e le planimetrie, le fatture e i dati tecnici come la trasmittanza ottenuta dopo gli interventi.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Acquistare un immobile all’asta. Conviene?

Vi sarà sicuramente capitato di sentire parlare di acquisti all’asta di immobili. In questo momento storico, dopo diversi interventi normativi è diventato sicuramente molto più semplice partecipare ad un asta dato che , nella quasi totalità dei casi è possibile intervenire telematicamente e dunque a distanza. L’operazione rimane però abbastanza delicata in quanto le insidie si nascondono dietro l’angolo. Prima di tutto bisogna controllare tutta la documentazione disponibile relativa all’immobile. Parliamo dell’avviso di vendita e la relazione di stima principalmente.  Si tratta di documenti che descrivono l’immobile evidenziando anche eventuali situazioni “pericolose”(come ad esempio un pignoramento o la presenza di un abuso edilizio). Bisogna poi prendere un appuntamento per vedere di persona cosa si intende acquistare cosi da poter valutare se il prezzo è conveniente. Il consiglio è quello di farsi accompagnare da un esperto del settore. Spesso i locali risultano occupati dal debitore. Questa è una situazione molto delicata in quanto si dovrà affrontare una fase in cui il vecchio proprietario verrà allontanato tramite uno sfratto non semplice da gestire.

Le aste immobiliare possono essere con incanto o senza incanto. Quelle senza incanto non prevedono rilanci da parte dei concorrenti a differenza di quelle con incanto. La prima fase di una vendita all’asta è sicuramente la pubblicazione sul portale delle Vendite pubbliche. A questo punto , dopo avere esaminato attentamente la documentazione come suggerito precedentemente, bisogna partecipare all’asta inviando un’offerta (che non può essere inferiore al 75% della base d’asta) via pec assieme ad una cauzione del 10% che verrà restituita nel caso in cui l asta non andrà a buon fine. Se ci si aggiudica l’immobile si ha tempo 60 giorni per il saldo che può avvenire anche tramite l’accensione di un mutuo o un prestito in generale. Ricordiamo che nel caso in cui l’asta dovesse andare deserta il prezzo dell’immobile viene ribassato fino a quando il giudice lo ritiene opportuno. Per completezza di informazione si ricorda che sull’acquisto si paga un’imposta di registro pari al 3% e una imposta ipotecaria di 168 euro se si tratta di prima casa.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Rifacimento del tetto. Tempistiche e costi correlati.

Molto spesso il tetto degli edifici perde di efficienza. Iniziano le infiltrazioni e bisogna intervenire. E’ evidente come questa struttura costituisca un elemento fondamentale per la funzionalità dell’immobile e il suo isolamento. I danni strutturali derivanti da un tetto problematico possono essere anche molto gravi. L’intervento di manutenzione varia a seconda dell’entità del problema. Le tempistiche e i costi dunque variano in base a queste caratteristiche. Oggi ci sono ancora dei bonus che vanno incontro alle esigenze dei consumatori e ammortizzano la spese da effettuare. Come detto però l’intervento è di vitale importanza per evitare comparsa di muffe che poi dilagando all’interno dell’edificio e un abbassamento dell’efficienza energetica con aumento dei consumi da parte degli inquilini. C’è poi anche un fattore estetico, quando l’immagine del palazzo e dell’appartamento viene danneggiata e il valore economico dell’immobile inizia a scendere. Infine, ma non per importanza, c’è il rischio di crolli e forti danneggiamenti alla struttura che minano la sicurezza degli abitanti e delle persone esterne. Ricordiamo che le assicurazioni non pagano quando certificano una scarsa manutenzione da parte dei proprietari.

Quali sono ad oggi i bonus in vigore che possono sostenere il costo del rifacimento to di un tetto? Innanzitutto c’è l’ Eco-bonus. Si tratta di una misura che interviene in caso di riqualificazione energetica. La detrazione è pari al 65% da recuperare in 10 rate in 10 anni sulla propria dichiarazione dei redditi. Poi c’è il Bonus Ristrutturazione che prevede una detrazione pari al 50% sempre in 10 rate in 10 anni . Si deve trattare però di interventi di manutenzione straordinaria e solo per i condomini anche per la manutenzione ordinaria. Il Superbonus prevedrà una detrazione pari al 70% fino a dicembre 2024 che scenderà poi al 65% nel 2025.

Sul costo totale dell’intervento di rifacimento di un tetto influiscono diversi fattori come le dimensioni, i materiali utilizzati, la tipologia di isolamento. Per un tetto in cemento si può raggiungere un costo massimo di 110 euro al mq. Per un tetto in legno massello invece si possono raggiungere anche i 300 euro al mq. Per i tetti in acciaio si può scendere anche sotto i 100 euro al mq. Resta il fatto che, quando un tetto si danneggia o si logora è importante intervenire tempestivamente per evitare danni ed un aggravio di costi.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Finanziaria 2024. Ecco i punti principali.

Il 16 ottobre è stata approvata definitivamente la legge di bilancio 2024 altrimenti definita finanziaria. Le risorse dedicate ammontano a circa 28 miliardi di euro. Proviamo con questo articolo a elencare le principali caratteristiche della manovra.
1) Riduzione del cuneo fiscale: i redditi fino a 25 euro beneficeranno di un taglio del 7% sulla pressione fiscale e contributiva. I redditi fino a 35 mila euro beneficeranno della riduzione de 6%.
2) Cambiano le aliquote IRPEF e passano da quattro a tre. Fino a 28 mila euro si pagherà il 23%, e la no tax area sale a 8500 euro.
3) Settore della sanità. Sono stati stanziati circa 12 miliardi spalati dal 2024 al 2026 per rinnovare il personale e smaltimento delle liste di attesa che sono diventate una vera via crucis per i pazienti.
4) Rinnovo contratti della pubblica amministrazione per il quale sono stati stanziati circa 3 miliardi di euro.4)Famiglie. Stanziati 600 milioni per rinnovare la carta “Dedicata a te”. Rinnovato il fondo garanzia per mutui giovani under 36. L’esonero di una parte dei contributi per le mamme lavoratrici subisce un taglio in quanto nel 2026 le madri devono avere almeno tre figli e non più solo 2.
5) Per quanto riguarda il settore lavoro l’elemento degno di nota è la detassazione del lavoro notturno nel settore turistico-alberghiero.
6) Settore imprese. Maggiore detrazione per chi aumenta il personale e polizza assicurativa obbligatoria per aziende contro le catastrofi naturali.
7) Settore pensionistico.  Confermati per tutto l’anno 2024 sia la quota 103, sia l’opzione donna. Si va in pensione con 62 anni e 41 di contributi con il sistema totalmente contributivo.
8) altre misure. Diminuisce il canone Rai da 90 a 70 euro, ancora soldi per la realizzazione del ponte sullo stretto. Aumenta dal 50% al 60% l’incentivo  per i lavoratori che tornano in Italia dall’estero con figli.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Pensione di anzianità e cartelle esattoriali. Alcuni casi comuni.

Oggi affrontiamo un tema un po’ delicato che ruota attorno alla pensione di anzianità. E lo facciamo in relazione alla presenza o meno di cartelle esattoriali a carico del pensionato. Vediamo come posso incidere e in quale portata. Il primo caso è il pignoramento presso terzi. Se il titolare della pensione contrae un debito con il fisco e non lo onora, tale situazione porta all’elaborazione di una cartella esattoriale che, se non saldata può consentire all’erario di rivalersi sull’Inps e pignorare una parte dell’importo presente nel cedolino fino al saldo totale del debito.

Il secondo caso riguarda i soggetti che devono andare in pensioni ma sono “bloccati” dalla presenza di cartelle esattoriali. E’ chiaro che se un soggetto ha raggiunto età e contributi per accedere alla pensione ma ha delle cartelle esattoriali che riguardano proprio contributi Inps non versati (situazione che riguarda soprattutto i commercianti), siamo in presenza di un problema. I contributi non versati non confluiscono nell’estratto conto del contribuente e quindi minano il diritto alla pensione. La soluzione? Una sola: saldare il debito. A quel punto gli importi completeranno il monte necessario per accedere alla pensione. Nel caso di rateizzazione il diritto si matura al pagamento dell’ultima rata.

Un caso particolare che si è generato con l’introduzione del “saldo e stralcio” è stato l’azzeramento di vecchie cartelle che contenevano contributi Inps. Da un lato la contentezza per un debito che è venuto meno, dall’altro la cancellazione definitiva di contributi necessari per il raggiungimento della somma necessaria ad andare in pensione. Così ci sono state persone che sono rimaste “appese” per uno o più anni mancanti. Soluzione? Tornare a lavorare e maturare i nuovi contributi e soprattutto versarli.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Approvato il bonus di 100 euro per Natale.

La legge del 07/10/2024 ha definitivamente introdotto il bonus da 100 euro per il periodo natalizio all’interno del pacchetto facente parte del decreto omnibus. Le caratteristiche per poter beneficiare di questa misura si possono così riassumere:
1) il reddito complessivo non deve superare i 28000 euro lordi.
2) I coniugi non devono essere ne separati ne divorziati e devono avere almeno un figlio fiscalmente a carico (il figlio può essere anche adottato o nato fuori dal matrimonio. Viene ricompresa in questa fattispecie anche il nucleo mono genitoriale e le ’unioni civile tra persone dello stesso sesso.
3) il terzo punto è un po’ più tecnico. L’imposta lorda che si determina in fase di dichiarazione dei redditi deve essere superiore alle detrazioni spettanti. Detto in parole più semplici, i soggetti devono pagare delle imposte nel momento in cui elaborano la propria dichiarazione dei redditi. Facciamo un esempio. La famiglia A deve pagare 100 euro di imposte ma grazie alle detrazioni paga 0. In questo casi si dice che non c’è capienza e quindi il bonus non viene erogato.

Come si accede al bonus dei 100 euro? Il lavoratore deve compilare un modello e consegnarlo al proprio datore di lavoro che riconoscerà la somma all’interno della tredicesima. All’interno del modulo il soggetto richiedente indica tutti i dati necessari e attesta di possedere i tre requisiti sopra elencati. Nel caso in cui vi siano diversi datori di lavoro (come nel caso di chi ha il doppio impiego) sarà il lavoratore a scegliere il sostituto d’imposta che verserà la somma. Il massimo rimane sempre 100 euro anche in presenza di più lavori.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Dimissioni in bianco. C’è il rischio di un ritorno al passato?

Negli ultimi giorni si sta sentendo parlare sempre più di dimissioni in bianco. Oggi volevamo analizzare per voi questo argomento in maniera approfondita. E’ bene ricordare come ad oggi le dimissioni in bianco siano state fortemente contrastate tramite leggi specifiche. Il fenomeno infatti aveva preso negli anni una diffusione preoccupante con datori di lavoro che obbligavano dipendenti a firmare lettere in bianco da utilizzare poi per il licenziamento.

In questo modo vi è stato un forte abuso nel controllo da parte dei datori di lavoro nei confronti dei loro dipendenti e in più , come aggravante, c’è il discorso della naspi. Infatti se il lavoratore si dimette e non viene licenziato perde il diritto ad ottenere la vecchia disoccupazione, la forma di sostegno al reddito che permette di cercare un altro lavoro con calma percependo una somma mensile per un tot di tempo.

Un importante forma di contrasto e arrivata dalla legge Fornero del 2012 che ha introdotto la famosa “convalida delle dimissioni” da effettuare in maniera telematica (come introdotto successivamente dal decreto legislativo 151 del 2015). In questo modo si è ottenuta una data certa che consentiva al lavoratore di opporsi al licenziamento in bianco se non veritiera.

La direzione territoriale del lavoro ha la competenza per irrorare sanzioni che vanno dai 5000 ai 30000 euro dopo l’accertamento della violazione per dimissioni in bianco. Se il datore di lavoro poi dovesse cercare di obbligare il lavoratore in maniera forzata a dimettersi scatta la querela e la denuncia per estorsione. Adesso si sta parlando di una reintroduzione delle dimissioni in bianco tramite un escamotage che riguarda l’assenza del lavoratore superiore ai 15 giorni che porterebbe poi alle dimissioni del lavoratore.  Come giornale che si occupa dei consumatori aggiorneremo i nostri lettori sull’evoluzione di questo argomento.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano