Addio assemblee di condominio in presenza?

Oggi volgiamo affrontare una tematica recentemente dibattuta sui giornali e in rete. La possibilità di eliminare le assemblee di condominio. Quando ci si reca ad una riunione di condominio, nella maggior parte dei casi ci si va con malavoglia perché si finisce spesso per discutere e litigare con gli altri condomini. Alcuni amministratori allora hanno deciso di svolgere le periodiche riunione da remoto. In pratica i condomini non si devono più recare di persona presso la sede dell’amministratore di condominio per discutere dei loro problemi ma lo possono fare comodamente seduti davanti ad un pc. I programmi a disposizione degli amministratori di condominio ormai consentono di interagire in diversi modi e in ogni momento. Inoltre ci sono i sistemi di comunicazione sul telefono (WhatsApp, telegram etc etc) ad agevolare la risoluzione delle principali criticità che interessano lo stabile. Anche la normativa si è evoluta. La legge Uni 10801:2024 sta andando proprio nella direzione della modernizzazione del settore. Facciamo un esempio pratico. Nel caso in cui i condomini vogliano controllare la bolletta dell’energia elettrica dovrebbero presentare una richiesta scritta all’amministratore, attendere la risposta per poi recarsi in sede per visionare il documento. Con i nuovi standard tutto questo verrebbe superato e con un semplice clic si potrebbe accedere all’area bollette per consultare quella che interessa. Chiaramente sono necessari dei passaggi ben precisi per salvaguardare i dati sensibili e la privacy. In conclusione la nuova norma UNI 10801:2024 si palesa come novità assoluta per dare una risposta alle necessità di un settore che cambia in continuazione. L’amministratore diventa ancor di più figura centrale e indispensabile per la gestione del condominio. Gli vengono conferite maggiori responsabilità soprattutto nell’ambito della trasparenza della gestione economica e della gestione dei dati sensibili, in funzione delle disposizioni dettate dal Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR).

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Licenziata per i troppi ritardi. I giudici scaricano la colpa sui mezzi pubblici.

Tantissimi lavoratori in Italia prendono il treno per recarsi in ufficio o in azienda. Quando si viaggia chiaramente si è legati agli orari dei treni o dei bus che non sempre vengono rispettati. Ecco che può succedere che il mezzo pubblico faccia ritardo e che il dipendente entri al lavoro oltre l ‘orario consentito. E’ quello che è accaduto ad una ragazza che lavora part-time in un esercizio commerciale nella città di Firenze. All’inizio la dipendente lavorava in un altra sede ma poi era stata spostata in una filiale nel centro storico della città. A questo punto la situazione si è complicata perché i mezzi di trasporto accumulavano continuamente ritardi che non le consentivano di essere puntuale a lavoro. La proprietà, per questo motivo, decideva di licenziarla. Chiaramente la giovane non accettava la decisione e ricorreva in tribunale. I giudici le hanno dato ragione in primo e secondo grado imputando la colpa dei ritardi ai treni che rendevano il trasferimento davvero problematico. A supporto di questa tesi vi sono le evidenti e conclamate pessime condizioni della linea ferroviaria della regione. Durante il dibattito è emerso poi un altro elemento molto importante. La ragazza aveva chiesto un periodo di congedo per motivi personali e a quel punto l’azienda aveva deciso di spostarla. Il trasferimento però è apparso ingiustificato e non dettato da ragioni oggettivamente valide tanto che immediatamente un’altra ragazza aveva occupato quel posto di lavoro. La controparte sosteneva che il treno non rappresentava l’unico mezzo a disposizione della dipendente per recarsi al lavoro potendo utilizzare anche la vettura. Ma il maggior peso economico del viaggio in auto per una ragazza ,talaltro assunta part-time , ha portato i giudici a respingere questa tesi e a dare ragione alla giovane dipendente.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Sostituzione dei serramenti. Analizziamo l’ecobonus.

Con l’evolversi delle tecnologie e dei materiali utilizzati tanti consumatori decidono di sostituire i propri infissi e serramenti. Quando si decide di acquistare nuove finestre è possibile accedere a diversi bonus che consentono di recuperare una parte della spesa effettuata. Oggi ci concentriamo sul cosiddetto ecobonus. Iniziamo con il precisare che la spesa doveva essere effettuata entro il 31/12/2024. Il lavoro trainante per accedere a questo tipo di bonus deve essere il miglioramento dell’efficienza energetica (coibentazioni, pavimenti e anche finestre, comprensive di infissi) e la detrazione irpef spettante è al 50% in 10 anni. Facciamo un esempio. Un consumatore ha speso 10000 euro per acquistare nuove finestre. La detrazione spettante è di 5000 euro in 10 rate. Una differenza rispetto al Bonus casa è che la misura si applica a tutte le categorie catastali dell’immobile (quindi può essere un appartamento ma anche un ufficio). Ci sono dei parametri ben precisi di trasmittanza da rispettare (minimo 1,30) e di costo al metro quadro. La trasmittanza è il flusso di calore medio che passa, per metro quadrato di superficie, Anche le spese relative al lavoro possono essere detratte come i materiali accessori utilizzati. La spesa massima ammissibile è di 60.000 euro per tutto il 2024. Il prezzo dei serramenti va pagato con “bonifico parlante” presso uffici postali o banche. Si tratta di un bonifico specifico che prevede una ritenuta d’acconto a favore dell’erario come anticipo delle imposte che il fornitore deve versare.

Importanti sono anche i documenti da conservare. Facciamo un sunto:
1) scheda descrittiva dell’intervento relativa alla comunicazione da effettuare all’Enea entro 90 giorni dal termine dei lavori. L’Enea provvederà ad inviare una mail con il codice CPID che costituisce prova dell’invio della pratica.
2)asseverazione di un tecnico abilitato che certifichi i valori relativi al miglioramento energetico con i dati dei serramenti nuovi e di quelli vecchi
3) Copia dell’Ape ossia l’attestato di prestazione energetica
4) copia delle fatture e dei bonifici

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Contratti di locazione e comunicazione alla Questura.

Per chi si trova ad affittare un immobile è importante seguire le evoluzioni della normativa in materia. Spesso ci sono delle novità che modificano gli adempimenti da attendere. Oggi analizziamo una fattispecie che ha caratterizzato per lungo tempo la fase di registrazione del contratto di affitto. Parliamo della comunicazione da effettuare alla Questura. Quando si decideva di locare un immobile o parte di esso bisognava compilare dei moduli, da ritirare presso la questura del proprio territorio, nei quali si dovevano inserire i dati del conduttore. Da diversi anni questa operazione è stata eliminata ma c’è ancora qualcuno che si reca in questura per richiedere i moduli per la denuncia. Dunque la locazione non va più denunciata all’autorità di pubblica sicurezza. Il compito di comunicare i dati al Ministero dell’Interno è stato demandato all’Agenzia delle Entrate. Questo perché i dati inseriti durante la registrazione telematica del contratto confluiscono all’autorità. Viene così bypassata la procedura manuale che spesso veniva dimenticata da parte dei locatori. Si è trattato di una bella semplificazione. Cogliamo l’occasione per ricordare ai nostri lettori come sia possibile e molto facile registrare il proprio contratto direttamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Attraverso la funzione RLI infatti è possibile inserire i dati direttamente sul portale dell’ADE. Oltre ad un vantaggio in termini di tempo c’è ne uno in termini economici. Si va a risparmiare una marca da bollo da 16 euro e naturalmente dell’onorario del professionista che si occupa della registrazione in caso ci si rivolga a terzi. Il pagamento degli oneri avviene attraverso carta di credito o carta con iban. L’Agenzia delle Entrate infatti provvede a ritirare quanto dovuto in automatico. Nel caso di adesione alla cedolare secca nulla è dovuto.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

I Carabinieri di Trivento sempre più vicini alle esigenze della comunità.

Le forze di polizia rappresentano un pilastro fondamentale nella difesa della legalità e dei diritti dei cittadini. Il loro operato, spesso svolto in condizioni difficili, merita il più alto riconoscimento da parte delle istituzioni e della società civile, come autorevolmente ricordato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo discorso di fine anno. Spesso, peraltro, quando ci riferiamo ad esse, siamo portati ad immaginarle solamente come istituzioni con il compito di garantire la sicurezza pubblica, sia con attività di prevenzione che di repressione, dimenticandoci di un’altra opera, altrettanto meritoria, alla quale non sempre viene dato il giusto e doveroso risalto. Sto parlando del costante impegno profuso nel sociale, alla quotidiana abnegazione con cui donne e uomini di tali istituzioni assicurano ogni tipo di sostegno a coloro che ne hanno più bisogno…gli “ultimi”. Eravamo alla fine dello scorso agosto, quando pubblicai un articolo con cui ponevo in risalto l’eccellente lavoro svolto dall’amministrazione comunale di Salcito (CB) e la straordinaria attività di controllo del territorio, effettuata in sinergia con i militari dell’Arma dei Carabinieri di Trivento (CB), sottolineando, altresì, che tale impegno sinergico non si manifestava soltanto nel settore della sicurezza, ma anche nel sociale, riservando la massima attenzione alle esigenze dei soggetti che necessitavano di più aiuto, soprattutto anziani e persone in condizione di disabilità. Con immensa soddisfazione, ma non avevo dubbi al riguardo, durante queste festività natalizie ho potuto verificare che detto impegno da parte del Maresciallo Ordinario Francesco Nobile, Comandante della Stazione CC di Trivento, e dei suoi collaboratori, prosegue incessantemente. Ho avuto contezza, infatti, che, tra le tante attività alle quali si dedicano quotidianamente, si stanno prendendo amorevolmente cura di una famiglia che dimora da anni nel comune di Salcito, la quale vive in una situazione di grave disagio. Si tratta di due donne, mamma e figlia (un altro figlio è deceduto di recente), delle quali, per ovvie ragioni di privacy, non cito i nomi, entrambe in condizione di disabilità: la mamma necessità di somministrazione di ossigeno h 24, mentre la figlia è affetta da patologie talmente gravi da renderla non deambulante, se non con il sostegno di uno girello. Uno dei pochi raggi di luce nella oscura quotidianità della loro vita è rappresentato dall’amorevole disponibilità del Maresciallo Nobile, il quale si prodiga per risolvere, per quanto possibile, ogni loro esigenza, dal ritiro dei medicinali al disbrigo di pratiche burocratiche, giusto per fare qualche esempio. “Non è tanto quello che facciamo, ma quanto amore mettiamo nel farlo. Non è tanto quello che diamo, ma quanto amore mettiamo nel dare”. Questo era l’insegnamento di Madre Teresa di Calcutta, e non credo di sbagliarmi se affermo che tale insegnamento denso di amore e carità lo ritroviamo in pieno nell’attività svolta dai militari dell’Arma di Trivento. Pertanto, a nome di tutta la redazione del mensile Polizia di Stato (ma sono certo di interpretare anche il sentimento dell’intera cittadinanza di Salcito), esprimo gratitudine e riconoscenza al Maresciallo Ordinario Francesco Nobile e ai suoi collaboratori, il cui operato non è semplicemente un servizio alla comunità, ma incarna la connessione umana e l’impegno verso il benessere collettivo.

Il Direttore Umberto Buzzoni

Congedo parentale nel caso di due o più figli minori.

Oggi vogliamo riprendere un argomento che abbiamo già trattato in uno dei nostri articoli ossia il congedo parentale ma nell’ipotesi in cui siano presenti due figli che diano diritto entrambi ad usufruire di questa misura. Parliamo infatti del congedo parentale per più figli. Ricordiamo brevemente come il congedo non è altro che l’astensione facoltativa del lavoratore o lavoratrice ed è disciplinato dal D. Lgs. n. 151 del 26 marzo 2001. Complessivamente per ogni bambino non si possono superare i dieci mesi di congedo nelle sue diverse forme. C’è infatti un periodo riconosciuto all’80 per cento del salario, un periodo al 30% del salario e un periodo non retribuito. L’astensione facoltativa può essere giornaliera o oraria. Importante evidenziare come il sabato e la domenica non viene considerata nel calcolo dell’indennizzo ma solo per la fruizione oraria. Per la fruizione giornaliera se il sabato e la domenica ricadono nel periodo indicato dal genitore vanno a scalare i giorni a disposizione. E’ chiaro che il genitore cercherà di non includere il sabato e la domenica domandando il congedo dal lunedì al venerdì. Stesso discorso vale per i giorni di festa. Il caso a cui vogliamo prestare attenzione oggi e quello nel quale il genitore chiede una settimana di congedo per un figlio e la settimana successiva per l altro figlio. E’ possibile farlo? Certo. In questo caso il sabato e la domenica rimangono fuori dal computo. Il genitore infatti farà una domanda dal lunedì al venerdì per un figlio e una domanda dal lunedì al venerdì successivo per l altro figlio. E’ chiaro che il discorso cambia se il sabato è lavorativo. In questo caso la domanda andrà fatta dal lunedi al sabato. In conclusione, rispondendo alla domanda che molti lettori ci pongono sulla possibilità di escludere il sabato e la domenica dal conteggio del congedo parentale possiamo affermare che questo è possibile in due casi: il primo, se il congedo viene chiesto solo per un figlio necessita della ripresa lavorativa il lunedì della settimana successiva. Il genitore potrà assentarsi dal lunedì al venerdì della prima settimana, tornare a lavorare il lunedì della seconda settimana e poi assentarsi dal martedì al venerdì della seconda settimana. Il secondo caso riguarda la presenza di due figli minori. In questo caso il genitore dovrà compilare una domanda dal lunedì al venerdì per un figlio e dal lunedì al venerdì per l altro figlio. Cambiando la tipologia di soggetto non sarà necessario tornare a lavorare il lunedì della seconda settimana.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Arriva la legge europea per il caricabatteria universale.

C è una novità che sta per interessare i possessori di cellulari nell’Unione Europea. Riguarda i caricabatterie che dovranno avere tutti uno spinotto Usb di tipo C. Questo perché i dispositivi come i cellulari, i tablet, le console dovranno essere dotati di un ingresso di tipo C. come è stato stabilito dall’Unione Europea circa 2 anni fa. Anche i computer portatili si dovranno adeguare a questa normativa europea ma solo dal 28 aprile 2026. Non è una norma retroattiva e dunque tutti i dispositivi che sono stati immessi nel commercio prima della data di entrata in vigore della legge potranno non adeguarsi alle nuove disposizioni. Come mai si è deciso di adottare questo tipo di porta usb in maniera universale? L’obbiettivo primario è quello della riduzione dei rifiuti. Le aziende, dal canto loro avevano già iniziato a ridurre le tipologie di caricabatterie anche per una questione di praticità ma non bastava per raggiungere gli obiettivi di riduzione dell’inquinamento che si era prefissata l’unione europea. I rifiuti elettronici infatti costituiscono una fetta importante dei rifiuti totali che ogni giorno bisogna smaltire nel mondo e dunque sono finiti sotto la lente di ingrandimento dell’Europa da molto tempo.

Tantissimi sono infatti i dispositivi che vengono gettati via per qualsiasi problema anche superficiale. Oltre al problema dell’inquinamento c ‘è anche un problema di tipo economico. Soldi che vengono spesi per acquistare caricatori diversi per cellulari differenti che ora possono essere risparmiati. L’intento della commissione è stato anche quello di dare un freno al fenomeno che viene denominato “lock-in”. In pratica si tratta di quelle situazioni nelle quali il consumatore si trova in uno stato di dipendenza rispetto ad un singolo produttore. Uniformando l’uscita usb di tutti i cellulari questa fattispecie dovrebbe venir meno, almeno per quanto riguarda i caricabatterie. Sotto gli occhi di tutti si sta realizzando un cambiamento climatico non indifferente ed è dunque il momento di agire per evitare conseguenze peggiori.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano