Novità sull’ecobonus per l’anno 2025.

La Legge di Bilancio 2025 ha introdotto cambiamenti significativi riguardo alle agevolazioni fiscali nel campo dell’edilizia, ponendo particolare attenzione su sostenibilità e risparmio energetico. Analizziamo le novità che riguardano l’Ecobonus. Per poter usufruire di questo bonus, l’intervento principale deve riguardare il miglioramento dell’efficienza energetica, includendo coibentazioni, pavimenti e finestre, comprensive dei relativi infissi, e la detrazione IRPEF disponibile è pari al 50% sulla prima casa e al 36% sulla seconda casa da suddividere in dieci anni. Facciamo un esempio pratico: un cliente ha investito 10. 000 euro per installare nuove finestre. La detrazione a cui ha diritto è di 5. 000 euro suddivisi in dieci rate. A differenza del Bonus casa, questa misura si applica a tutte le categorie catastali dell’immobile, il che significa che può riguardare sia un appartamento che un ufficio.

Sono previsti parametri specifici di trasmittanza da seguire, con un valore minimo di 1,30, oltre a limiti di costo per metro quadrato. La trasmittanza rappresenta il flusso medio di calore che attraverso un metro quadrato di superficie. Anche le spese per le opere possono essere detratte, inclusi i materiali accessori usati. Nel 2025 il tetto massimo detraibile è di 14.000 euro per redditi tra 75.000 e 100.000 euro; fino a 8.000 euro per redditi superiori a 100.000 euro. È necessario effettuare il pagamento dei serramenti tramite “bonifico parlante” presso banche o uffici postali. Questo tipo di bonifico è speciale e prevede una ritenuta d’acconto per l’erario, che funge da anticipo per le imposte che il fornitore dovrà versare. Possono usufruire delle agevolazioni fiscali tutti i contribuenti, inclusi coloro che hanno un reddito da impresa, a condizione che siano proprietari o abbiano un diritto di utilizzo dell’immobile su cui si intendono realizzare i lavori di miglioramento energetico.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Cosa succede se si presta l’auto ad un amico o ad un parente?

Qualcuno avrà avuto l’esperienza di fornire la sua automobile a un parente o a un amico. Si tratta di un atto che spesso si compie senza pensarci molto, ma merita un’adeguata considerazione. La normativa non impedisce di dare la propria auto in prestito, ma è fondamentale essere consci delle implicazioni legali di tale scelta. Se si decide di cedere la propria auto a qualcun altro, bisogna essere consapevoli delle eventuali conseguenze se costui riceve una multa oppure, se un pedone viene investito. Secondo la legge, si configura un contratto di comodato quando offri il tuo veicolo a qualcun altro (anche ad un familiare convivente). Se il periodo di prestito, o per essere più precisi, il comodato, dura meno di trenta giorni, non ci sono obblighi formali da seguire. Se il prestito del veicolo si protrae oltre i trenta giorni, o se viene concesso a un familiare non residente o a un amico, sarà necessario informare la Motorizzazione affinché il comodato sia registrato sul libretto di circolazione. Nel caso in cui si trascuri quest’obbligo, si rischia una multa di 705 euro e il ritiro del libretto di circolazione. Quando la sanzione viene emessa a chi guida un veicolo di proprietà altrui, sia il conducente che il proprietario del veicolo sono responsabili insieme. Significa che entrambi potrebbero essere obbligati a pagare per l’intera quantità della multa. E se nessuno effettua il pagamento, entrambi riceveranno un avviso per il pagamento e il rischio di un fermo amministrativo. Se si verifica un’ incidente e la colpa ricade su chi stava guidando l’auto in prestito, la polizza assicurativa sarà tenuta a risarcire il danno all’altro automobilista coinvolto, che non ha colpe. Pertanto, a meno che la copertura non indichi restrizioni di responsabilità solo per gli incidenti provocati dal proprietario del veicolo, non ci sono distinzioni tra la vettura guidata dal proprietario e quella condotta da un’altra persona. Ad ogni modo, il proprietario vedrà aumentare la sua classe di merito. D’altra parte, se il guidatore dell’auto di un’altra persona subisce un incidente provocato da terzi, la compagnia assicurativa sarà obbligata a indennizzare il proprietario per i danni materiali al veicolo e a compensare il conducente per eventuali infortuni.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Quando la professionalità si lega all’empatia e all’educazione: vi presento la dottoressa  Antonietta Gervasi, infettivologa e medico di medicina generale presso la Asl Roma 2

Oggi vorrei dedicare uno spazio alla carissima dottoressa Antonietta Gervasi, infettivologa e medico di medicina generale che opera presso la Asl Roma 2, in via Cartagine 85. Prima di tutto darei qualche informazione professionale. La dottoressa ha conseguito la specializzazione in Malattie Infettive nel 1992 presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza. Si è laureata in Medicina e Chirurgia nel 1987 sempre presso l’Università degli Studi di Roma, La Sapienza. Esercita l’attività medica in Medicina e Chirurgia dal 1988. Ho conosciuto la dottoressa Gervasi quando mi son recato presso la Asl roma 2, in via Cartagine 85 per effettuare delle analisi del sangue e dunque dei prelievi ematici. Ho notato subito di avere di fronte un medico di grande professionalità, educazione e gentilezza. E’ riuscita a mettermi immediatamente a mio agio con la sua empatia. Ha mostrato di conoscere bene le tecniche del prelievo (una fattispecie che non è sempre scontata), tranquillizzandomi, permettendomi di mantenere una posizione confortevole e riducendo totalmente quel piccolo timore che accompagna sempre il prelievo del sangue. Sembra una cosa banale invece è importante sottolineare come un prelievo eseguito nel migliore dei modi abbassa notevolmente il rischio di complicazioni, come ematomi, infezioni , dolore e gonfiore. Quello che mi ha colpito maggiormente è stata la dolcezza con cui accoglie i bambini. Molti bambini hanno paura dei prelievi, quasi sempre paura dovuta al timore dell’ago, del dolore o alla vista del sangue stesso. La paura può risultare ancora più accentuata se il piccolo ha avuto precedenti esperienze negative. La Dr. Antonietta Gervasi sa accoglierli e calmarli ed è evidente che i bambini si sentono a casa loro. Complimenti allora dal direttore Umberto Buzzoni alla Dottoressa Antonietta Gervasi per la sua professionalità, la sua competenza e la sua grande empatia verso i pazienti.

Direttore Umberto Buzzoni

Bonus “tredicesima” di 100 euro. A chi spetta? Come richiederlo?

Il Bonus Tredicesima è una misura fiscale straordinaria introdotta dal Dl n. 167/2024, destinata ai dipendenti con figli a carico e un reddito nella fascia medio-bassa. Se non è stato inclusa nella retribuzione di dicembre 2024, è possibile recuperarlo presentando la dichiarazione dei redditi nel 2025, completando adeguatamente il Modello 730 o Redditi. Analizziamo chi ha diritto a richiederlo, quali sono le condizioni necessarie e le modalità da seguire. L’intento è quello di aiutare le famiglie con bambini come risposta all’aumento delle spese quotidiane. Questo bonus è stato dato a molti lavoratori nella busta paga di dicembre 2024, ma può essere recuperato usando il Modello 730/2025 se non è stato ricevuto.

Ecco la platea di coloro che possono accedere al Bonus di 100 euro:
Per
 ottenere il Bonus Tredicesima tramite 730/2025, è necessario che il contribuente:
1.
 sia un lavoratore dipendente;
2.
 il  reddito totale lordo del 2024 non deve essere superiore a 28.000 euro;
3.
 abbia almeno un figlio considerato a carico ;
4.
 L’imposta  lorda deve superare  le detrazioni previste per i lavoratori dipendenti.
Se ci sono
due genitori lavoratori con figli a carico, il bonus non viene erogato ad entrambi ma ad uno solo. Se il dipendente non lo ha ricevuto in busta paga a dicembre 2024o non ha un datore di lavoro (es. collaboratori domestici, disoccupati), può richiedere il bonus all’interno del modello di dichiarazione dei redditi 2025.

Nel caso in cui il datore di lavoro eroghi il Bonus, la dichiarazione precompilata mostrerà nel rigo C14 del modello 730/2025 o nel rigo RC14 del modello REDDITI 2025 PF le informazioni contenute nella sezione dedicata della CU 2025. D’altro canto, se il datore di lavoro non ha erogato il Bonus e ha compilato il campo 721 relativo al reddito e il campo 726 riguardante i giorni, il contribuente troverà soltanto un avviso specifico nel documento informativo del 730 o del RPF  precompilato che lo invita a controllare i requisiti se desidera richiedere il Bonus nella dichiarazione.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Nuova truffa segnalata dall’Agenzia delle Entrate riguardante le criptovalute.

Una delle truffe più comuni è il  “pishing”, ovvero un tentativo subdolo di frode che mira a ingannare le persone affinché rivelino dati privati come password, numeri di carte di credito e codice fiscale. I  truffatori informatici inviano email ingannevoli a vari indirizzi, facendole sembrare provenienti da aziende rispettabili e rinomate. I contenuti di tali messaggi possono variare: si può essere avvisati di una vincita in denaro, della necessità di disattivare un codice di carta di credito, o della verifica di informazioni bancarie o postali. Ad esempio, l’e-mail può informare il malcapitato che i dati del proprio conto e le credenziali di accesso, come username e password, non sono più al sicuro e devono essere aggiornati tramite un link presente nel messaggio. Tuttavia, il collegamento non porta al sito ufficiale della banca o dell’azienda in questione, ma a una replica creata dal truffatore stesso. Così, se decidete di inserire i vostri dati personali, il criminale potrà utilizzare tali informazioni per effettuare operazioni bancarie a nome della vittima senza che essa lo sappia, oppure sfruttare i fondi per aste online. Pertanto, se ricevete un’e-mail di questo tipo, è fondamentale prestare la massima attenzione: ricordate che nessuna banca o azienda richiede informazioni tramite email ai propri clienti. In questi giorni l’agenzia delle entrate ha messo in guardia in cittadini su una campagna di phishing telefonico che riguarda la  tassazione delle  cripto valute. Come riporta il sito dell’A.d.e. :”   Nelle ultime settimane sono stati segnalati tentativi di truffa a tema tassazione criptovalute. I tentativi si basano sullo spoofing telefonico, tecnica che permette ai malfattori di falsificare il numero chiamante per farlo apparire come un contatto noto e affidabile. Le vittime di questa tipologia di truffa, prevalentemente investitori in cripto valute, nel caso in cui non rispondessero alle telefonate malevole, potrebbero ricevere anche un SMS fraudolento, nel quale vengono invitate a regolarizzare la propria posizione fiscale con l’Agenzia delle Entrate e richiamare un numero telefonico indicato nel corpo del messaggio. Riportiamo di seguito un esempio di SMS fraudolento: “Gentile contribuente, è necessaria un’immediata verifica della sua posizione fiscale. La preghiamo di contattarci urgentemente al numero XXXXXXX per evitare sanzioni. “Non è del tutto da escludere che richiamando il numero indicato, si potrebbe atterrare su linee a pagamento con costi molto elevati e si possa incappare quindi in una ulteriore tipologia di truffa mirata al furto del credito telefonico. Le telefonate afferenti questa campagna malevola potrebbero provenire, anche in giornate e orari non lavorativi, da numeri ufficiali dell’Agenzia delle Entrate pubblicati su internet, ma in realtà i numeri reali sono mascherati tramite la manipolazione del numero chiamante (spoofing). In occasione di queste telefonate fantomatici addetti di società di intermediazione scriptural potrebbero richiedere di versare anche in cripto valuta su un portafoglio digitale (wallet), per evitare sanzioni ed entro un termine temporale stringente, somme anche cospicue relative a fantomatiche imposte dovute. Pertanto, qualora si ricevessero comunicazioni analoghe a quelle descritte, raccomandiamo di prestare la massima attenzione, di non ricontattare assolutamente il mittente, di non cliccare sui link in esse presenti, di non fornire credenziali d’accesso, dati personali e le coordinate bancarie in occasione di eventuali telefonate legate a questo tipo di fenomeni.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Nuove regole per usufruire del congedo parentale.

L’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale ( o meglio l’ INPS)  che è l’ente principale di assistenza in Italia, ha pubblicato una circolare  in cui spiega come sarà organizzato il congedo parentale a partire da quest’anno. Questo è dovuto ai cambiamenti fatti dalla legge di bilancio del 2025, legge di bilancio che ogni anno stabilisce come si devono spendere le risorse pubbliche. Il congedo parentale è un periodo in cui un lavoratore dipendente può scegliere di non lavorare e ricevere un pagamento parziale per prendersi cura di un bambino nei primi anni della sua vita. Questo congedo può essere preso dopo il congedo obbligatorio (che prevede un minimo di cinque mesi per la madre e dieci giorni per il padre) e può durare fino a nove mesi con stipendio (fino a 10 o 11 mesi totali). L’importo del pagamento cambia a seconda delle situazioni, e la principale novità introdotta dalla legge di bilancio del 2025 è l’estensione del periodo pagato per il secondo e il terzo mese. L’INPS ha spiegato che il secondo mese di congedo parentale dal 60 % in cui veniva retribuito passerà all’80 percento, e quella del terzo mese dal 30 all’80 percento. In sintesi: da quest’anno i genitori potranno usufruire di un congedo parentale pagato all’80 percento per tre mesi. Questa misura è valida solo per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e solo se il congedo viene preso entro il sesto anno di vita del bambino o della bambina, oppure in caso di adozione, entro il sesto anno dal loro ingresso nella famiglia.  Come stabilito dalle regole attuali, il congedo per la maternità e paternità può essere usato per un massimo di 10 mesi e fino al dodicesimo anno di vita del bambino, oppure fino al dodicesimo anno dall’affidamento in caso di adozione. I mesi possono essere aumentati a 11 se il padre sceglie di prendere un congedo di almeno tre mesi.  Chiunque abbia figli nati o adottati a partire dal 1° gennaio del 2025, può chiedere il congedo parentale. Allo stesso modo può essere chiesto anche da chi abbia avuto figli nel 2024 e non abbia ancora potuto fruire del congedo parentale, ma solo di quello obbligatorio.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Buche sulla strada. Si può chiedere un risarcimento?

In primo luogo, chi ha subito un danno a causa di una buca stradale deve informare senza indugi le forze dell’ordine, poiché questo aiuterà a registrare ufficialmente l’accaduto, concretizzando di fatto una prova per eventuali richieste di risarcimento. In effetti, la rapida presenza delle autorità pubbliche aiuterà a dimostrare chiaramente le condizioni della strada comunale al momento dell’incidente. In pratica, il rapporto scritto dagli agenti attesterà l’esistenza della buca e il suo pericolo per il passaggio delle auto. Per ottenere il risarcimento, sarà anche utile raccogliere le dichiarazioni di chi era presente durante l’incidente, poiché queste potrebbero confermare i fatti e quindi rafforzare le richieste di indennizzo. La persona interessata deve avvisare anche l’ente responsabile e il manutentore della strada riguardo all’incidente causato dalla buca, scrivendo una lettera di messa in mora. È utile includere i nomi di eventuali testimoni. Questo passaggio è importante per elaborare una denuncia ufficiale contro l’ente che gestisce la strada e per iniziare una possibile richiesta di risarcimento. In particolare, con la messa in mora, il guidatore chiederà al custode di assumersi la responsabilità dell’incidente. Inoltre, se la persona ha subito, oltre ai danni al veicolo, anche ferite fisiche (come nel caso di un pedone o ciclista), avrà il diritto di chiedere risarcimento anche per i danni personali. È importante sottolineare, però, che per questo aspetto è fondamentale andare subito al pronto soccorso, per ricevere le cure necessarie e ottenere un certificato medico che documenti il tipo di incidente. È essenziale che il medico indichi chiaramente che le ferite sono state causate dall’incidente. Secondo una recente ordinanza della Cassazione, la persona che ha subito il danno deve dimostrare che, senza la buca, non avrebbe subito nessuna lesione e non è necessario provare che la strada fosse trascurata al momento dell’incidente. Dall’altra parte, l’amministrazione deve sempre dimostrare di aver fatto una manutenzione corretta. Inoltre, la giurisprudenza della Cassazione ha spiegato che non si può chiedere un risarcimento per danni causati da una buca stradale quando questa era chiaramente segnalata e ben visibile.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano