La truffa del falso impiegato ai danni soprattutto degli anziani.

Le truffe ai danni degli anziani stanno diventando sempre più frequenti. Le persone in eta avanzata tendono a passare più tempo a casa e spesso tengono all’interno delle loro abitazioni contante o oggetti di valore. I truffatori possono essere sia uomini che donne e possono presentarsi soli o in coppia. Di solito, si mostrano ben vestiti, amichevoli e rassicuranti, ma hanno una caratteristica speciale: parlano molto per creare confusione e disorientamento.

Fate attenzione all’ennesima truffa che colpisce gli anziani con bancomat. Il raggiro avviene subito dopo un prelievo di soldi in banca, quando un falso impiegato si avvicina al malcapitato. L’uomo non farà sospettare nulla, perché indossa vestiti eleganti e ha un badge identificativo ben visibile. Si presenta, dicendo il suo nome e cognome, e chiede di controllare i soldi appena prelevati, spiegando che ha ricevuto un ordine dai suoi superiori: potrebbero esserci stati degli errori e le banconote prelevate potrebbero essere false.

A questo punto, l’anziano, fidandosi di lui, porge il denaro, convinto che il problema si risolverà in fretta. In realtà, il falso banchiere agirà come se stesse controllando, sostituendo abilmente le banconote vere con quelle false. La vittima, ignara di quanto sta succedendo, lascia che il truffatore completi la sua inganno. Alla fine, riceverà solo banconote false mentre il truffatore scappa velocemente. La triste scoperta della frode arriverà solo dopo, quando la vittima si renderà conto di essere stata ingannata.

Il consiglio è semplice: non fidatevi se, dopo un prelievo in banca, qualcuno si avvicina chiedendo di controllare le banconote prelevate. Allontanatevi e segnalate subito l’episodio alle forze dell’ordine.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Debiti con il fisco. Quali beni mobili sono impignorabili?

Il pignoramento da parte del fisco non si applica a tutti i beni mobili, poiché alcuni sono esclusi. Tra questi ci sono beni indispensabili o di valore affettivo. In particolare, secondo quanto stabilito dall’art. 514 del codice di procedura civile, sono  impignorabili:

– Anello nuziale;
– Abbigliamento;
– Letti;
– Utensili necessari per la casa e la cucina, insieme ai mobili per riporli;
– Tavoli per i pasti e le relative sedie;
– Armadi guardaroba;
– Frigorifero;
– Stufe e fornelli;
– Oggetti sacri utili per il culto;
– Alimenti e combustibili necessari per un mese di sussistenza;
– Armi e strumenti utili per il debitore in un servizio pubblico;
– Documenti preziosi, lettere, registri e scritti di famiglia;
– Animali domestici o animali da supporto per la persona.


E la prima casa? L’Agenzia delle Entrate può iscrivere ipoteca sull’immobile di proprietà del contribuente per i debiti superiori a 20mila euro, anche se si tratta di una prima casa.
 Ma cosa è l’ipoteca? Si tratta di un diritto reale di garanzia. Nel caso in cui il contribuente abbia un debito nei confronti del fisco, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione può utilizzare l’ipoteca e il fermo amministrativo come misure precauzionali. Tuttavia, esistono condizioni e limitazioni. Prima di tutto, viene valutato il volume del debito. Solo per debiti superiori a 20mila euro si può iscrivere ipoteca e per un importo pari al doppio dell’importo che si sta chiedendo al contribuente. Ad esempio, se il debito è di 30mila euro, l’ipoteca sarà iscritta per 60mila euro. L’agenzia deve notificare al contribuente un preavviso di ipoteca per consentire l’iscrizione dell’ipoteca. Questo preavviso invita il contribuente a pagare il debito entro 30 giorni e lo avverte che, se non paga, l’ipoteca sarà iscritta su uno o più immobili identificati in precedenza. In realtà, a differenza di ciò che si pensa comunemente, il Fisco può iscrivere ipoteca sulla prima casa anche se non soddisfano i requisiti per l’espropriazione forzata. Ricordiamo che l’ipoteca si può iscrivere per debiti superiori a 20mila euro e l’espropriazione forzata per debiti superiori a 120mila euro. Il pignoramento immobiliare e l’esecuzione forzata non può essere effettuato se l’immobile rappresenta l’unica proprietà immobiliare del debitore, è destinato all’uso domestico e il debitore vi risiede ufficialmente, non è un immobile di lusso. Anche quando si può procedere al pignoramento si devono rispettare tre condizioni.  Il debito totale deve essere superiore a 120mila euro; gli immobili del debitore hanno un valore superiore a 120mila euro; sono passati sei mesi da quando è stata iscritta l’ipoteca e il debitore non ha ancora pagato.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Rottamazione-quater: qualche informazione sulla riammissione.

Il governo ha previsto la riapertura della Rottamazione-quater  dedicata ai contribuenti che, avendo tempestivamente presentato le istanze entro il 30 giugno 2023 per rottamare le cartelle con carichi di ruolo posti in riscossione nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2000 e il 30 giugno 2022, ne sono decaduti per non avere rispettato il piano dei pagamenti rateali. Entro il 30 aprile 2025 (solo) questi avranno una nuova chance per essere riammessi alla procedura e non perderne i relativi benefici.
Il Legislatore dunque ha optato per una mera riapertura della Rottamazione-quater per i contribuenti già decaduti dai precedenti pagamenti rateali: si tratta infatti di una possibile remissione in bonis dedicata esclusivamente a coloro che non hanno versato tempestivamente o integralmente una delle prime sei rate previste dall’originario piano di ammortamento della Rottamazione quater – la cui settima rata, invece, è stata versata il 28 febbraio 2025 dai debitori ancora in regola con i pagamenti.

Per chi rientrerà in questa finestra aperta dal legislatore ci saranno dei vantaggi:
-divieto di iscrivere nuovi fermi amministrativi e ipoteche
-divieto di avviare nuove procedure esecutive, oltre alla sospensione di quelle già avviate, a meno che non si sia già tenuta la prima asta con esito positivo.
-il contribuente non sarà visto come moroso per il rilascio del DURC e riguardo all’applicazione del divieto di compensazione per debiti scaduti.
– Avrà la possibilità di ricevere i rimborsi delle tasse senza che venga attivata la compensazione dei debiti ai sensi dell’art. 28-ter del DPR 602/73.
-non potrà essere soggetto al blocco dei pagamenti previsto dall’art. 48-bis del DPR 602/73, così potrà incassare i crediti verso la Pubblica Amministrazione.

Per essere riammessi alla Rottamazione-quater, è necessario inviare la domanda entro il 30 aprile 2025. Nella richiesta, dovranno essere indicati i debiti per cui si richiede la riammissione, insieme al numero di rate attraverso le quali si intende effettuare il pagamento. Le opzioni disponibili sono le seguenti:
– Un’unica rata da pagare entro il 31 luglio 2025
– In alternativa fino a un massimo di dieci rate consecutive di pari importo, con le prime due scadenze fissate per il 31 luglio e il 30 novembre 2025. Le rate che seguiranno scadranno il 28 febbraio, il 31 maggio, il 31 luglio e il 30 novembre degli anni 2026 e 2027.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

E’ possibile modificare una pratica Enea già inviata?

La Comunicazione Enea può essere aggiornata se ci sono errori durante la compilazione, anche dopo 90 giorni dalla fine dei lavori. Tuttavia, questa modifica deve essere fatta prima della scadenza per la presentazione della dichiarazione dei redditi, dove si può richiedere il rimborso della spesa. Per fare la modifica, bisogna inviare online una nuova scheda che annulla e sostituisce quella precedente. Accedendo alla propria area personale sul sito, si può cambiare le pratiche già inserite usando il link “Modifica pratica”. Questo processo annulla e sostituisce la pratica inviata in precedenza. Si consiglia anche di conservare entrambe le ricevute: quella della prima compilazione e quella della modifica successiva. In questo modo, si potrà dimostrare di aver inserito la propria pratica entro 90 giorni dalla fine dei lavori e di aver effettuato la modifica in seguito.

Ricordiamo che quando si usufruisce di un bonus per i lavori su un immobile, sia esso un ecobonus o un bonus casa, è necessario effettuare una comunicazione sul portale dell’Enea entro 90 giorni dalla conclusione dei lavori. Negli ultimi tempi, tuttavia, le modalità di accesso al portale sono cambiate e cerchiamo di fare un po’ di chiarezza al riguardo. In generale, le persone fisiche possono accedere esclusivamente tramite SPID o CIE, mentre le persone giuridiche e gli intermediari possono continuare a utilizzare le classiche credenziali (e-mail e password). La prima sezione del sito riguarda il Superbonus del 110%. Qui è possibile caricare tutti i documenti relativi alla pratica, come schede descrittive, asseverazioni e fatture. Anche in questo caso, l’accesso avviene solo tramite SPID, che è necessario anche per la registrazione di nuovi account, come quelli degli asseveratori.

La seconda sezione è dedicata al portale ecobonus e bonus facciate. In questo spazio è possibile inserire le pratiche relative ai lavori di efficienza energetica e all’utilizzo delle fonti rinnovabili che rientrano nelle detrazioni fiscali previste dalla legge 296/2006 e dall’art. 14 del D. L. n. 63/2013, con detrazioni che variano dal 50% al 90%. Anche per questa tipologia di pratiche, le persone fisiche devono utilizzare SPID, mentre le aziende possono accedere attraverso le loro credenziali. Per quanto riguarda il bonus casa, relativo all’art. 16 bis del D. P. R. n. 917/86, la situazione è simile. Le pratiche possono essere inserite solo tramite SPID per le persone fisiche e tramite credenziali per le aziende. Lo stesso discorso vale per le pratiche di ecobonus. Pertanto, in linea con le disposizioni adottate per la pubblica amministrazione, la gestione delle pratiche Enea è stata regolamentata per rendere lo SPID il metodo di accesso prevalente al portale. Questo rappresenta senza dubbio un passo avanti in termini di sicurezza dei dati e della protezione degli accessi al portale stesso.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Bonus Vacanza Inps 2025.

In un mondo che ci cattura con i suoi ritmi frenetici, lo stress e i problemi, una bella vacanza è un’ottima soluzione per ritrovare un po’  di benessere e di tranquillità. Dal punto di vista economico però risulta molte volte essere una soluzione impegnativa che grava sulle casse dei consumatori. Anche quest’anno l’Inps offre una opportunità per una specifica categoria di persone per contribuire alla spesa relativa alla propria vacanza. Si tratta del “Bonus Vacanza Inps 2025”. Ci sono sostanziali differenze con il bonus vacanza dell’agenzia delle entrate che era in vigore nel periodo del covid. La caratteristica più importante è rappresentata dall’offerta, che consiste in pacchetti vacanza già elaborati, pronti per essere vissuti. Ma a chi è rivolto il “Bonus Vacanza Inps 2025”? La platea è molto più specifica rispetto al vecchio bonus vacanza e comprende gli over 65 con un ISEE non superiore a 15.000€. Si tratta evidentemente di una fascia di popolazione che spesso rinuncia alla propria vacanza proprio per motivi economici. A quanto ammonta il bonus? Il contributo può arrivare fino a 1000 euro e i pacchetti offerti riguardano zone di mare, zone di montagna ma anche zone termali molto gettonate tra gli over 65. I pacchetti sono da 7 notti all inclusive. Questo è molto importante perché snellisce la pratica dal punto di vista organizzativo dando la possibilità, a chi ha accesso all’incentivo, di usufruire di una vacanza che comprende vitto, alloggio, tour e gite. I pacchetti possono essere utilizzati in bassa stagione, precisamente dal mese di aprile al mese di giugno e riguardano tutto il territorio italiano. E’ chiaro che le strutture optano per queste soluzioni nei periodi di minor affluenza in modo da sostenere il proprio fatturato nei mesi meno redditizi. Si ottiene cosi un duplice effetto. Si offre la possibilità di viaggiare a persone che probabilmente ci avrebbero rinunciato e si sostiene il comparto turistico della nostra penisola. Quando va presentata la pratica per il“Bonus Vacanza Inps 2025”? La domanda può essere presentata soltanto online fino alle 12:00 del 16 aprile 2025, attraverso il portale web di Invitalia (ente pubblico che gestisce e promuove l’iniziativa),. All’interno del sito si possono visionare dove è possibile visionare i pacchetti e le offerte. Per quanto concerne l’importo del contributo esso dipende dal valore dell’isee e ,come detto in precedenza , può arrivare fino ad un massimo di 1000 euro. Un elemento molto importante da tenere in considerazione è che le domande vengono accettate in ordine cronologico fino ad esaurimento dei fondi disponibili.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

“Telefonate mute”. Cosa sono e come proteggersi.


Sempre più spesso i consumatori lamentano di essere stati contattati da un numero di telefono ma, una volta risposto, non hanno sentito nessuno dall’ altra parte.  Si tratta delle cosiddette telefonate mute.
Quasi sempre si ascolta un rumore di fondo. Dopo pochi secondi, la chiamata si interrompe. La situazione non cambia quando la persona prova a richiamare. Nella maggior parte dei casi, il numero non risponde più oppure è semplicemente inesistente.
Le chiamate mute sono telefonate generate da specifici software utilizzati nei call center. Questi programmi sono progettati per ottimizzare l’efficienza, consentendo di contattare il maggior numero possibile di persone nel minor tempo. Quando la chiamata viene inoltrata a un numero valido, ovvero attivo e funzionante, viene subito assegnata a un operatore disponibile. Le chiamate che non ricevono risposta sono una conseguenza di questo sistema automatizzato. Se il programma effettua chiamate a due numeri contemporaneamente e uno di essi risponde prima, l’altra chiamata finisce su un numero inattivo e viene chiusa immediatamente. Se si tenta di richiamare, il numero risulta già non esistente poiché è stato generato dal software. In queste situazioni, si tratta di una truffa fallita. Questa è solo una delle numerose frodi da cui dobbiamo difenderci e tenerci alla larga. Per ridurre il numero di chiamate da parte dei call center, è consigliabile, tra le altre cose, come vedremo più avanti,  iscrivere il proprio numero al registro delle opposizioni. Inoltre, il Garante della Privacy da tempo si è attivato in maniera decisa per trovare soluzioni che possano limitare questo problema. Infine, in un comunicato stampa pubblicato dal Garante, viene menzionato un aspetto importante riguardo al rumore delle chiamate: “L’utente non può più essere messo in attesa silenziosa; il sistema deve generare una sorta di rumore di sottofondo “. Ricordiamo infine alcune precauzioni che si possono adottare per difendersi dalle truffe telefoniche, tra le quali vi sono le telefonate mute:
1. Registrazione nel Registro delle Opposizioni: Questo servizio consente di ridurre significativamente le chiamate di telemarketing provenienti da operatori che rispettano le normative vigenti.
2. Blocco dei numeri sospetti: Attraverso le impostazioni del telefono o utilizzando app apposite, è possibile bloccare i numeri che effettuano chiamate mute o indesiderate.
3. Segnalazione al Garante per la Privacy: Se si sospetta che un call center stia violando le normative, è possibile segnalare la questione al Garante, il quale potrà avviare un’indagine.
4. Utilizzo di app di protezione: Esistono applicazioni progettate per riconoscere e bloccare automaticamente le chiamate provenienti da numeri sospetti o già segnalati.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvan

Bonus asilo nido 2025. Finalmente si parte.

Ci siamo. Finalmente a breve sarà possibile compilare la domanda per il bonus asilo 2025. L’Inps ha reso disponibile venerdì 21 marzo la circolare n. Il 60 del 20 marzo 2025, con le indicazioni operative e la modalità per presentare la domanda, sarà disponibile a partire dalla prossima settimana. L’istituto comunica che a brevissimo sarà rinnovata la pagina web dove si può inoltrare la domanda per il 2025: le famiglie con bambini sotto i 3 anni frequentanti strutture per l’infanzia potranno inoltrare la richiesta del contributo e, una volta approvata la pratica, caricare le ricevute dei pagamenti già effettuati da gennaio. La possibilità di richiedere il bonus nido è in forte ritardo rispetto al 2024, quando era disponibile per le famiglie ià dalla fine di febbraio. Si deve sottolineare che la misura è erogata “a rimborso” e quindi i ritardi pesano sul portafoglio dei consumatori.

Ecco l’elenco degli importi che saranno erogati:

  • 3.000 euro annui se l’Isee non è maggiore di 25.000,99 euro;
  • 2.500 euro se l’Isee è tra 25.001 e 40.000 euro;
  • 1.500 euro se l’Isee è maggiore di 40.000 euro o è assente.
  • Importante ricordare come in presenza di almeno un altro figlio di età inferiore ai dieci anni nel nucleo familiare, il bonus asilo nido sale comunque a 3600 euro annui

el bonus nido diventa di 3.600 euro per Isee fino a 40mila euro e resta 1.500 euro con Isee superiore a 40.000 euro o assente. In caso di errori o difformità nel modello Isee il bonus viene erogato nella misura più bassa, ossia 1500 euro all’anno.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvan