Un vademecum di 9 punti per difendersi dalle truffe.

Sul sito ufficiale del Ministero delle imprese e del il Made in Italy si trova un interessante vademecum per difendersi dalle truffe. Oggigiorno le truffe sono messe in atto sempre più da veri professionisti del mestiere che studiano accuratamente le mosse da compiere per raggirare il prossimo. Ecco allora che conviene sempre seguire dei passaggi chiave per evitare di cadere nella rete dei truffatori. Il primo punto riguarda la provenienza di email, SMS e telefonate. Si legge sul sito del ministero: “La maggior parte delle truffe telematiche è veicolata da telefonate, email ed SMS che hanno tutta l’aria di provenire da enti conosciuti e fonti affidabili, spesso grandi aziende, banche e perfino enti pubblici. Quindi la prima cosa da fare è verificare la provenienza delle comunicazioni, in particolare di quelle che richiedono dati personali, credenziali, codici dispositivi o che invitano a cliccare su un link. Verifica l’indirizzo di provenienza delle email e i numeri di telefono da cui provengono telefonate e SMS.” Questo è un punto molto importante perché è raro che enti pubblici e banche interagiscano tramite un semplice SMS. Il secondo punto è la fretta. C’è sempre qualcosa di urgente nelle comunicazioni da parte dei malviventi ed proprio in questi casi che deve scattare l’allarme. Il terzo punto si lega al secondo. Le false comunicazioni infatti, oltre a mettere fretta all’utente, spesso offrono qualcosa di vantaggioso. Stesso discorso di prima. Bisogna chiedersi il perché di questo vantaggio e non agire d’impulso. Sul quarto punto, che riguarda la verifica delle pagine web leggiamo “Nelle pagine web che propongono acquisti è sempre bene fare attenzione alla presenza di alcuni elementi di base, come ad esempio: l’indirizzo “https”, la presenza del lucchetto nella barra di indirizzo (che indica che il sito è protetto da sistemi di sicurezza internazionali) e dei dati del venditore, come il numero di Partita IVA, la sede legale della società, i recapiti per il contatto, le condizioni generali di vendita, o un sistema di pagamento sicuro che riporti chiaramente i costi di spedizione.” Il quinto punto riguarda l’estrema cautela nel fornire i dati personali mentre nel sesto punto s consiglia di aggiornare sempre il proprio antivirus e la propria password. Nel settimo punto si prende in considerazione la nuova minaccia proveniente dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale che può riprodurre immagini e voci quasi identici all’originale. L’ottavo punto è inerente allo spoofing e al phishing. “Lo spoofing è una tecnica attraverso cui si falsifica l’identità del mittente, facendo apparire gli indirizzi e-mail o i numeri di telefono da cui provengono le comunicazioni come appartenenti a soggetti conosciuti o affidabili. “ L’ultimo punto riguarda l’utilizzo sempre crescente dei social per le truffe soprattutto per i raggiri che riguardano investimenti dai guadagni facili. Diffidare sempre e verificare l’identità delle aziende coinvolte attraverso gli organi competenti.

Direttore Umberto Buzzoni
Direttore Editoriale Avv. Anna Maria Calvano

Cosa fare se l’amministratore commette un’errore nella ripartizione delle spese?

Alla fine di ogni anno, il responsabile deve presentare in assemblea il rapporto sulla sua gestione e redigere un piano delle risorse necessarie per la cura degli spazi comuni. Questo aspetto è regolato dall’articolo 1135 del Codice Civile, il quale stabilisce che l’assemblea si occupa “dell’approvazione del bilancio delle spese previste per l’anno e della conseguente ripartizione tra i condomini”. Nella prima convocazione, il bilancio riceve approvazione se la decisione ottiene “un numero di voti tale da costituire la maggioranza dei presenti e almeno il cinquanta per cento del valore dell’immobile”. Nella seconda convocazione, invece, il bilancio è ratificato se la votazione mostra “un numero di voti che corrisponde a un terzo dei partecipanti al condominio e almeno un terzo del valore dell’edificio”.

Nulla impedisce che la stessa assemblea, una volta che il documento contabile è stato approvato, possa conferire all’amministratore il compito di gestire la distribuzione delle spese. Cosa succede se si verificano degli errori? Immaginiamo che l’assemblea abbia stabilito che la distribuzione debba seguire criteri legali e che l’amministratore, per distrazione, divida i costi per la manutenzione dell’ascensore basandosi sui millesimi. A prima vista, la situazione potrebbe sembrare difficile da comprendere, poiché la decisione dell’assemblea risulterebbe valida, mentre la suddivisione del budget non sarebbe corretta. Di conseguenza, la decisione non potrebbe essere contestata, ma sarebbe comunque necessario correggere l’errore. Cosa si può fare? In materia interviene l’articolo 1133 del Codice Civile, che afferma: “le decisioni adottate dall’amministratore sono vincolanti per i condomini. È possibile presentare ricorso all’assemblea contro le decisioni dell’amministratore”. I condomini quindi avranno due opzioni: presentare un ricorso all’assemblea o, in alternativa, rivolgersi all’Autorità Giudiziaria per richiedere l’annullamento della decisione.

Direttore Umberto Buzzoni
Direttore  Editoriale Avv. Anna Maria Calvano

IKEA richiama lo spremiaglio IKEA 365+ VÄRDEFULL nero

La società svedese attiva nel settore dell’arredamento e degli accessori ha lanciato un’iniziativa per ritirare dal mercato lo spremiaglio 365+ Värdefull di colore nero, poiché potrebbe rappresentare un problema per l’incolumità dgli acquirenti. Un’analisi interna ha infatti mostrato che un errore nella produzione potrebbe portare alla rottura di minuscoli pezzi di metallo durante l’uso, creando così il pericolo di ingestione. I beni coinvolti possono essere riportati in qualsiasi punto vendita IKEA per ottenere un rimborso totale. Non è necessario presentare la ricevuta.
Dal sito ufficiale dell’Ikea si legge:
“ Tutti i clienti in possesso di uno spremiaglio IKEA 365+ VÄRDEFULL nero sono pregati di smettere di usarlo e di contattare IKEA. Il prodotto richiamato ha il seguente codice articolo: 201.521.58. Perché l’uso del prodotto non è sicuro?
Un’indagine interna ha rilevato che, a causa di un errore di produzione, durante l’uso alcuni frammenti metallici rischiano di staccarsi ed essere successivamente ingeriti insieme al cibo. Per questo motivo IKEA sta richiamando lo spremiaglio IKEA 365+ VÄRDEFULL nero, con data di produzione compresa tra la 2411(AASS) e la 2522 (AASS). 
Cosa devono fare i clienti?
I clienti che possiedono uno spremiaglio interessato dal richiamo devono smettere immediatamente di usarlo e contattare IKEA per ricevere un rimborso completo. Inoltre, IKEA invita i clienti a diffondere la notizia di questo richiamo, soprattutto se sanno che il prodotto richiamato è stato offerto, prestato o venduto ad altri.Quale soluzione possono aspettarsi i clienti?
I prodotti interessati possono essere restituiti presso qualsiasi negozio IKEA per ricevere un rimborso completo. Non è richiesta la prova d’acquisto (scontrino).
Per ulteriori informazioni, visita www.IKEA.it o contatta IKEA al numero +39 02 36011887.
IKEA si scusa per il disagio causato dal richiamo di questo prodotto”.

Direttore Umberto Buzzoni
Direttore  Editoriale Avv. Anna Maria Calvano

Conservazione dei documenti fiscali.

Quando il fisco  effettua i controlli, non ascolta spiegazioni e non ha nemmeno la pazienza di cercare la documentazione necessaria. Durante le verifiche e gli accertamenti, l’ufficio delle imposte dispone di un arco di tempo di diversi anni per confermare la correttezza delle informazioni che potrebbero in realtà risultare inaccurate. In rete si possono trovare molte risorse pratiche che indicano per quanto tempo è opportuno conservare ricevute, multe, scontrini, note di credito e fatture saldate, prima di smarrirle di vista. Per semplificare le cose, generalmente è sufficiente seguire la regola che prevede di mantenere gran parte dei documenti fiscali per almeno cinque anni.

Questo vale per le bollette di energia elettrica, acqua e gas, che devono essere tenute per 5 anni, anche se il termine di prescrizione è stato ridotto a due anni. Lo stesso intervallo di cinque anni si applica anche alle ricevute del pagamento del mutuo e alla documentazione relativa a ritenute, detrazioni e crediti d’imposta. Inoltre, è necessario conservare per cinque anni le ricevute delle multe pagate, quelle dei farmaci dedotti nella dichiarazione dei redditi, le ricevute delle tasse comunali, le bollette telefoniche e i pagamenti delle mense scolastiche. Tuttavia, la Regione ha un termine di tre anni per richiedere la prova di pagamento del bollo auto. Questo stesso termine è valido anche per le fatture emesse da professionisti come avvocati, medici, dentisti o architetti.

Tra i documenti che richiedono il periodo di conservazione più lungo ci sono le dichiarazioni fiscali, per le quali è consigliato tenere la documentazione per almeno 7 anni, in caso di eventuali controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate. Dieci anni è il periodo minimo per archiviare le ricevute di versamenti di IRPEF, IVA e IRAP, oltre a estratti conto, atti notarili, documenturi, certificati di matrimonio, separazione, divorzio, diplomi e simili. Qualunque sia il metodo scelto per conservare i documenti, l’importante è farlo in modo corretto. Sia in forma digitale che nei tradizionali archivi, i documenti sono essenziali durante le verifiche e i controlli da parte del fisco e di altri enti.

Direttore Umberto Buzzoni
Direttore  Editoriale Avv. Anna Maria Calvano

In cosa consiste il Bonus sicurezza 2025?

Ricordiamo a tutti i nostri lettori che fino a dicembre 2025 è possibile usufruire del bonus sicurezza. Di cosa si tratta? Parliamo di un’agevolazione fiscale che consente di detrarsi, all’interno della propria dichiarazione dei redditi, parte delle spese sostenute per l’acquisto e l’installazione di videocitofoni, sistemi di allarme, Generalmente questo incentivo viene utilizzato  per l’acquisto e l’installazione di sistemi di allarme e di porte blindate. Chiaramente, il primo requisito necessario per usufruire del bonus sicurezza consiste nell’essere soggetti al pagamento dell’irpef. In gergo si parla di “capienza” irpef. Il secondo è che bisogna vantare un diritto sull’immobile. Parliamo dei proprietari ma anche di coloro che godono di un diritto reale di godimento come ad esempio l’affitto o il comodato. In generale, la percentuale di detrazione ammessa è del 36%. Quando però l’immobile è una prima casa, la soglia viene innalzata al 50% mentre il limite di spesa è di 96000 euro. Se i lavori svolti per aumentare la sicurezza del proprio immobile vengono svolti all’interno di una ristrutturazione straordinaria, con presentazione ad esempio di una cila presso il comune, l’iva applicabile scende al 10%. un bel vantaggio per chi acquista. Oltre agli allarmi e alle porte blindatte ci sono diversi lavori che rientrano nel bonus sicurezza e più precisamente: 1) cancellate e recinzioni murarie degli immobili; 2) tapparelle metalliche con blocchi o vetri antri-sfondamento; 3) fotocamere o videocamere . E’ importante sottolineare come non si può utilizzare il bonus sicurezza nel caso si stipuli un contratto con un istituto di vigilanza. I pagamenti devono essere effettuati tutti in maniera tracciabile pena la decadenza del bonus. In particolare il soggetto che intende portarsi in detrazione le spese per l’acquisto di sistemi di sicurezza deve pagarle attraverso il cosiddetto “bonifico parlante”. Nella causale va indicata la dicitura “ l’articolo 16 bis del DPR 917 del 1986”.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

Affittare casa ad uno spacciatore. Quando il locatore è responsabile?

Cosa rischia il proprietario di un’appartamento se l’inquilino spaccia droga? Innanzitutto, se il proprietario non è informato di nulla, è evidente che non può essere accusato di nulla, poiché tutto avviene senza la sua consapevolezza. La situazione si fa più complessa se il padrone di casa è consapevole dell’illecito praticato dal suo inquilino. In questo caso, è importante fare una distinzione in base a quando il locatore ha scoperto lo spaccio: se il traffico di sostanze stupefacenti è stato scoperto mentre il contratto di locazione era in essere, allora il proprietario non corre alcun rischio; se invece era già a conoscenza dell’attività illecita fin dall’inizio, potrebbe affrontare responsabilità penale per essere considerato complice dell’illecito.  Affinché il proprietario dell’immobile possa essere ritenuto responsabile per il reato, è necessario che egli sia pienamente a conoscenza del comportamento dell’inquilino come spacciatore e che la locazione contribuisca in modo significativo alla realizzazione della condotta illecita. In sintesi, avere solo una conoscenza iniziale riguardo alla natura di spacciatore dell’inquilino potrebbe non essere sufficiente per attribuire responsabilità penale anche al locatore, se per lo spacciatore la casa affittata non rappresenta un supporto nelle sue attività illecite. Quando si affitta un immobile bisogna ancora comunicare i dati degli inquilini alla questura? Per chi deve affittare un immobile, è fondamentale infatti rimanere aggiornati sulle modifiche legislative in questo ambito. Ci sono frequentemente aggiornamenti che possono alterare gli obblighi richiesti.  Prima era necessario compilare alcuni moduli disponibili presso la questura locale, in cui andavano inseriti i dati del nuovo inquilino. Negli ultimi anni, questa procedura è stata abolita, ma alcuni continuano a recarsi in questura per ottenere i moduli per la denuncia. Pertanto, non è più necessario dichiarare la locazione all’autorità di pubblica sicurezza. Il compito di comunicare le informazioni al Ministero dell’Interno è ora affidato all’Agenzia delle Entrate. Questo avviene perché i dati inseriti nella registrazione online del contratto vengono automaticamente inviati all’autorità competente. In questo modo si elimina la procedura manuale che spesso veniva trascurata dai locatori. Si è trattato di una significativa semplificazione.

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano

In quanto tempo si prescrive il bollo auto?

Il bollo auto ha un termine di prescrizione di tre anni, che è il più breve tra tutte le imposte. Il termine massimo per ricevere l’avviso di pagamento del bollo auto infatti, secondo una recente decisione della Cassazione, deve avvenire entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui era previsto il pagamento. In caso contrario, la richiesta di pagamento risulta irregolare. Pertanto, il primo stratagemma per evitare di pagare il bollo consiste nel controllare la conformità ai termini stabiliti dall’ente creditore. È fondamentale considerare la data di invio dell’avviso (cioè il momento in cui è stato consegnato all’ufficio postale), che può essere verificata tramite il timbro postale. Non è quindi importante il momento in cui il contribuente riceve la busta ma , appunto, l momento in cui è stato consegnato all’ufficio postale.  Come detto in precedenza il bollo auto ha un termine di prescrizione di tre anni, che è il più breve tra tutte le imposte. Infatti, per le altre imposte si applicano termini di 10 anni quando l’ente creditore è lo Stato, e 5 anni se l’ente creditore è un Comune, una Provincia, una Regione, l’Inps o l’Inail. Questo implica che chi non paga il bollo auto può essere soggetto a controlli solo per gli ultimi tre anni e non per quelli precedenti. Questa regola si applica, come già evidenziato, non solo agli avvisi di pagamento, ma anche alle eventuali cartelle esattoriali successive. Qualora una cartella per il bollo auto sia notificata dopo tre anni dalla scadenza del pagamento, il contribuente può richiederne l’annullamento presso la Commissione tributaria provinciale; se l’ammontare totale è meno di 3mila euro, è possibile ricorrere autonomamente, senza necessità di un legale. La notifica di pagamento non può essere inviata al contribuente se quest’ultimo non ha prima ottenuto l’accertamento fiscale. Altrimenti, tale notifica è considerata priva di valore. Di conseguenza, chi riceve la cartella ha il diritto di contestare la mancanza della notifica del cosiddetto “atto preliminare”, ossia l’avviso di pagamento che dovrebbe essere inviato dall’ente creditore. Sarà compito dell’ente creditore dimostrare l’avvenuta notifica (attraverso l’avviso di ricevimento della raccomandata o il resoconto del messo incaricato della consegna).

Direttore Umberto Buzzoni
Avv. Anna Maria Calvano